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	<title>psicoterapia cognitivo comportamentale Archivi - Psicoterapia Cognitiva Trieste</title>
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		<title>L&#8217;importanza della psicoterapia nell&#8217;insonnia</title>
		<link>https://psicoterapiacognitivatrieste.it/limportanza-della-psicoterapia-nellinsonnia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberta Giurco]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 May 2022 15:34:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Ansia]]></category>
		<category><![CDATA[disturbi del sonno]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Che cos’è l’insonnia? L’insonnia è la difficoltà a prendere sonno, a dormire continuativamente per tutta la notte o a dormire abbastanza a lungo durante l’intera notte, nonostante le condizioni favorevoli al dormire. I diversi tipi di insonnia Si parla di episodi di insonnia per brevi periodi, ad esempio dopo un viaggio con jet lag, o&#8230;</p>
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					<h3><strong>Che cos’è l</strong><strong>’</strong><strong>insonnia?</strong></h3><p>L’insonnia è la difficoltà a prendere sonno, a dormire continuativamente per tutta la notte o a dormire abbastanza a lungo durante l’intera notte, nonostante le condizioni favorevoli</p><p>al dormire.</p><h3><strong>I diversi tipi di insonnia</strong></h3><p>Si parla di <strong>episodi di insonnia per brevi periodi</strong>, ad esempio dopo un viaggio con jet lag, o la notte prima di un esame, o dopo aver ricevuto una notizia particolarmente negativa o stressante.</p><p>L’<strong>insonnia acuta</strong> è caratterizzata da episodi unici e occasionali, spesso legati a periodi di stress, e che scompare non appena questi sono stati superati.</p><p>Infine, si parla di i<strong>nsonnia cronica</strong> se il disturbo si presenta con la frequenza di almeno tre notti a settimana e per un periodo di tre mesi o più.</p><h3><strong>I sintomi dell’insonnia </strong></h3><p>Le persone che soffrono di insonnia sono generalmente insoddisfatte della qualità del proprio sonno e presentano uno o più dei seguenti sintomi: difficoltà ad addormentarsi, risvegli notturni con difficoltà a riprendere sonno, risvegli precoci al mattino, sonno non ristoratore, stanchezza o scarsa energia durante il giorno, difficoltà cognitive come difficoltà di concentrazione, frequente irritabilità, comportamenti istintivi o aggressivi, difficoltà al lavoro o a scuola, problemi nelle relazioni personali con familiari, partner e amici.</p><p>Questa lista di sintomi comprende un&#8217;ampia serie di <strong>disturbi sia notturni che diurni</strong>. Quando si soffre di insonnia cronica oltre al non riuscire a dormire la notte si riscontrano, nella parte maggior parte dei casi, anche eccessiva sonnolenza, mancanza di energia durante il giorno, umore depresso o irritabile, difficoltà nel mantenere l&#8217;attenzione, nell&#8217;apprendimento e nel ricordo delle cose. Ciò influenza negativamente le relazioni e le prestazioni al lavoro o a scuola.</p><p>Quando questi problemi si presentano con una frequenza di tre o più volte a settimana ed almeno tre mesi, molto probabilmente è presente un Disturbo del sonno. Molte persone pensano che i problemi di sonno facciano normalmente parte della vita e tendono così a portarseli dietro per anni, senza chiedere aiuto per risolverli. Invece, è importante non sottovalutare questi sintomi, perché il sonno è un aspetto fondamentale della nostra salute e del nostro benessere generale.</p><h3><strong>Perché è importante dormire bene?</strong></h3><p>Il sonno è uno stato “attivo” nel quale si ripristinano e rafforzano tanti processi fondamentali per la nostra vita.</p><p>Una delle principali funzioni del dormire è di aiutarci a rafforzare la nostra memoria. I nostri impegni svolti durante la giornata richiedono alla nostra mente di elaborare tantissime informazioni: molti di questi processi si manifestano proprio durante il sonno.</p><p>Un’altra funzione importante del sonno è l’effetto benefico che ha sul nostro corpo, che ha bisogno di lunghi periodi di sonno per rigenerarsi, per far crescere i muscoli, per riparare i tessuti e sintetizzare gli ormoni.</p><h3><strong>Le cause dell’insonnia</strong></h3><p>Tra le principali <strong>cause</strong><strong> dell</strong><strong>’</strong><strong>insorgenza dell</strong><strong>’</strong><strong>insonnia</strong><strong>,</strong> troviamo:</p><ul><li>lo stress;</li><li>una non adeguata igiene del sonno;</li><li>la presenza di problemi medici e di fattori ambientali poco favorevoli.</li></ul><p>Un noto modello eziologico dell’insonnia (Spielman et al., 1987), denominato “Modello delle 3P”, identifica tre tipi di fattori responsabili dello sviluppo del disturbo.</p><p>I <strong><u>fattori predisponenti</u></strong> sono quelli secondo cui alcune persone sono parecchio vulnerabili all’insorgenza dell’insonnia. Per citarne alcuni: l’età avanzata, il genere femminile, la familiarità col disturbo, certe caratteristiche individuali e la tendenza a essere ipervigili.</p><p>L’insorgenza vera e propria del disturbo è poi determinata dai <strong><u>fattori precipitanti</u>,</strong> ad esempio il verificarsi di un evento stressante o traumatico, l’accentuarsi di problemi familiari, lavorativi o di salute, la presenza di preoccupazioni.</p><p>I <strong><u>fattori </u></strong><strong><u>perpetuanti</u></strong> definiscono il motivo per cui tali sintomi si mantengono nel tempo, e sono caratterizzati da comportamenti disfunzionali utilizzati per riuscire a dormire.</p><h3><strong>Quali sono i fattori di mantenimento dell’insonnia?</strong></h3><p>I fattori perpetuanti o di mantenimento si possono suddividere in quattro tipologie:</p><ul><li><u>Convinzioni errate sulle ore di sonno</u>: ci sono soggetti che hanno bisogno di tante ore di sonno per sentirsi riposate e soddisfatte e altre che si sentono bene anche dopo aver dormito 5-6 ore.</li><li><u>Preoccupazioni relative alla perdita di sonno</u>: è una convinzione comune che la perdita di sonno possa comportare marcate ripercussioni sulle attività giornaliere e seri danni alla salute. Ciò che, invece, è fondamentale per la sopravvivenza è il sonno che si manifesta nelle prime ore successive all’addormentamento (“sonno nucleare” o a onde lente).</li><li><u>Credenze disfunzionali sui comportamenti che promuovono il sonno</u>: la tendenza a adottare comportamenti sbagliati con l’intento di facilitare il sonno, ottenendo però l’effetto opposto. Ad esempio: sforzarsi di dormire, guardare la televisione o usare il computer stando a letto, fare un uso eccessivo di farmaci, bere alcool prima di andare a letto, ecc.</li><li><u>Ansia e tensione anticipatoria</u>: l’ansia generata dal timore di non dormire alimenta l’insonnia che, a sua volta, aggiunge ulteriore ansia e tensione, aumentando l’<em>arousal</em> e generando un circolo vizioso che renderà ancora più difficile il dormire.</li></ul><h3><strong>La terapia cognitivo comportamentale nei Disturbi del sonno</strong></h3><p>I pensieri negativi ed eventuali rimuginii ansiosi sul sonno hanno un forte impatto sulla qualità di vita della persona con conseguenze emotive e comportamentali rilevanti. Tali pensieri disfunzionali causano emozioni negative, come ad esempio l’ansia, e rappresentano modi attraverso i quali la nostra mente si convince di qualcosa, a prescindere dal fatto che sia vero oppure no. Per ridurre l’effetto di questi pensieri e renderli più funzionali, è necessario imparare a cambiarli.</p><p>Inoltre, i pensieri disfunzionali fanno sì che le nostre abitudini, i comportamenti e le emozioni altrettanto disfunzionali, si mantengano e interferiscano col sonno.</p><p>Pertanto, se la persona interpreta il disturbo in modo negativo come una perdita di controllo o un segno di pericolo per la propria salute, aumenterà la sua preoccupazione rispetto alle conseguenze, incrementerà l’ansia collegata a questa preoccupazione e così anche la tendenza a mettere in atto comportamenti compensativi per risolvere il problema.</p><p>Il circolo vizioso dell’insonnia potrebbe poi proseguire all’infinito con la produzione di altri pensieri disfunzionali e la messa in atto di comportamenti compensativi errati che non faranno altro che alimentare il disturbo. </p><p>Per tale motivo, risulta fondamentale intraprendere un percorso psicoterapeutico per interrompere i fattori di mantenimento dell’insonnia, imparando una corretta igiene del sonno e utilizzando strategie più funzionali per addormentarsi o migliorare la qualità del sonno. Se i sintomi persistono da molto tempo, in associazione alla psicoterapia, è consigliabile un consulto medico per un’eventuale terapia farmacologica di supporto.</p><p> </p><h4>Bibliografia</h4><p>Espie, C. A. (2018). Superare l’insonnia. Come dormire meglio con la terapia cognitivo comportamentale. Trento: Edizioni Erickson</p>					</div>
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		<title>La diagnosi di spettro autistico in età adulta</title>
		<link>https://psicoterapiacognitivatrieste.it/la-diagnosi-di-spettro-autistico-in-eta-adulta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Valentina Carrano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Feb 2022 07:53:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[asperger]]></category>
		<category><![CDATA[autismo]]></category>
		<category><![CDATA[psicoterapia cognitivo comportamentale]]></category>
		<category><![CDATA[sindrome di asperger]]></category>
		<category><![CDATA[spettro autistico]]></category>
		<category><![CDATA[terapia cognitivo-comportamentale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Diagnosticare i disturbi dello spettro autistico in età adulta non è semplice, a partire dall’epidemiologia, in quanto la prevalenza degli studi è basata su campioni pediatrici. Infatti, i disturbi dello spettro autistico solitamente vengono diagnosticati durante l’infanzia, ma nei casi in cui l’autismo si presenti in forma lieve, vi è una difficoltà diagnostica a causa&#8230;</p>
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					<p>Diagnosticare i disturbi dello spettro autistico in età adulta non è semplice, a partire dall’epidemiologia, in quanto la prevalenza degli studi è basata su campioni pediatrici. Infatti, i disturbi dello spettro autistico solitamente vengono diagnosticati durante l’infanzia, ma nei casi in cui l’autismo si presenti in forma lieve, vi è una difficoltà diagnostica a causa del quadro sintomatologico che può essere confuso con altri disturbi come: disturbi depressivi, disturbi d’ansia, ma anche forme psicotiche, bipolari e di personalità. Pertanto, la diagnosi di autismo in età adulta resta un settore di ricerca aperto, oggetto di diversi studi scientifici per capire gli aspetti sintomatologici e psicologici.</p><h3><strong>Come si manifesta l’autismo ad alto funzionamento?</strong></h3><p>L’autismo ad alto funzionamento, definito dai primi anni ’90 “Sindrome di Asperger”, si manifesta con un quadro sintomatologico tipico dell’autismo: difficoltà nell’interazione sociale, ripetitivi e ristretti pattern di comportamenti, interessi ed attività, ma non comporta ritardi nell&#8217;acquisizione delle capacità linguistiche né disabilità intellettive.</p><p>Nel 2013, l’American Psychiatric Association ha pubblicato la quinta edizione del Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, il DSM-5, dove è stato sostituito il termine “Sindrome di Asperger” con la nuova categoria diagnostica di “Disturbo dello Spettro Autistico (ASD) – Livello di gravità 1”.</p><p>Secondo il DSM-5, le caratteristiche essenziali dell’ASD sono deficit persistenti nelle seguenti aree:</p><ul><li>Deficit nella comunicazione sociale, non verbale e nell’interazione sociale;</li><li>Deficit nello sviluppo, nel mantenimento e nella comprensione delle relazioni;</li><li>Modelli di comportamento, interessi o attività ristretti e ripetitivi;</li></ul><p>Solitamente, I principali motivi per cui un adolescente o adulto con autismo sente il bisogno di ricorrere alla psicoterapia è perché si sente diverso dagli altri, senza comprenderne il motivo. Spesso si sente isolato e sbagliato, sentimenti che in alcuni casi portano alla depressione, bassa tolleranza allo stress e reazioni disadattive.</p><h3><strong>L’importanza di una diagnosi precoce</strong></h3><p>La necessità di diagnosi precoci nei bambini, per intraprendere subito un percorso utile, dovrebbe essere importante anche in età adulta, per permettere il riconoscimento e la consapevolezza di avere reali difficoltà ad affrontare le esperienze sociali che gli altri trovano facili e piacevoli. Una diagnosi può portare a un cambiamento positivo nelle aspettative, nell’accettazione e nel supporto delle altre persone, portando la persona ad una maggiore comprensione di sé e a un migliore processo decisionale in merito alla sfera lavorativa, le amicizie e le relazioni. Ricevere una diagnosi da adulti significa sentire che le proprie differenze hanno un nome, comprendere la propria identità, accettarsi, dare una spiegazione a ciò che riesce bene e a ciò che crea disagio.</p><h3><strong>La terapia cognitivo-comportamentale applicata all’autismo</strong><strong> </strong></h3><p>Per il trattamento del disturbo autistico, le ultime linee guida dell’Istituto Superiore di Santità raccomando interventi precoci di tipo comportamentale basati sulle evidenze scientifiche. Attualmente non esiste nessun trattamento specifico per l’autismo diagnosticato in età adulta, ma la terapia cognitivo-comportamentale può aiutare ad incrementare i comportamenti funzionali e socialmente appropriati, aiutare nell’adattamento ai compiti della vita quotidiana e migliorare le abilità comunicative, laddove il livello di sviluppo lo permetta.</p><p>La CBT, per definizione, insegna alle persone a monitorare i propri pensieri e le proprie percezioni con lo scopo di accrescere la consapevolezza dei propri errori interpretativi. Il terapeuta potrà aiutare l’adulto con ASD a comprendere il “codice di condotta” che esiste nelle varie situazioni sociali e monitorare i propri comportamenti. Inoltre, il trattamento cognitivo-comportamentale potrebbe essere efficace nei casi in cui si presenta una comorbilità con i disturbi d’ansia o dell’umore, per la gestione della rabbia e negli interventi con i familiari.</p><p> </p><h4>Bibliografia</h4><ul><li>American Psychiatric Association. (2013). Diagnostic and statistical manual of mental disorders &#8211; fifth edition (DSM-5). Washington DC: APA.</li><li>Valerie L.Gaus (2014) La CBT applicata all’adulto con Sindrome di Asperger e autismi ad alto funzionamento. Franco Angeli. Edizione Italiana a cura di A. D’Ambrosio e V. Perfetto.</li></ul><p> </p><p> </p><p><strong> </strong></p><p> </p><p><strong> </strong></p><p><strong> </strong></p>					</div>
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		<title>La sindrome di Tourette</title>
		<link>https://psicoterapiacognitivatrieste.it/la-sindrome-di-tourette/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Valentina Tomizza]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Jan 2022 07:21:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[età evolutiva]]></category>
		<category><![CDATA[psicoterapia cognitivo comportamentale]]></category>
		<category><![CDATA[sindrome tourette]]></category>
		<category><![CDATA[tic]]></category>
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					<p>I disturbi da tic e la sindrome di Tourette vengono classificati nel DSM-5 (APA, 2013) come disturbi ad esordio infantile &#8211; adolescenziale. Essi compaiono tipicamente tra i 4 ed i 6 anni, e prima dei 18 anni, e sono caratterizzati dalla presenza di tic.</p><p>La sindrome di Tourette, il cui nome deriva dal dottor Gilles de la Tourette, neurologo francese, che la descrisse per la prima volta nel 1885, è un disordine neurocomportamentale, caratterizzato dalla combinazione di tic motori (della durata superiore ad un anno) e tic vocali.</p><p>I tic sono definiti come movimenti (o suoni) improvvisi, rapidi, non ritmici, stereotipati e ripetuti senza apparente motivo o funzione, che vengono messi in atto per placare una sensazione corporea e sensoriale spiacevole e dolorosa, simile al prurito o una sorta di tensione, che la persona sperimenta solitamente nella zona del corpo in cui si verificherà il tic. Questa sensazione, chiamata in inglese “<em>premonitory urge</em>”, aumenta di intensità fino a quando non viene emesso il tic, per poi sparire e tornare nuovamente a crescere lentamente, fino al successivo bisogno impellente di eseguire il tic.</p><p>Essi sono eseguiti consapevolmente, ma non è possibile trattenersi dal farli se non con un grande sforzo di concentrazione e solo per un breve periodo di tempo, a cui spesso segue un fenomeno di <em>rebound</em>, in cui i tic si manifestano in modo più intenso, creando una specie di “scarica” delle energie accumulate.</p><p> I <strong>tic motori</strong> possono coinvolgere uno o più gruppi muscolari. Essi infatti si dividono in:</p><ul><li>tic motori semplici, che coinvolgono di solito un gruppo muscolare isolato e si manifestano in una singola posizione anatomica (come sgranare o strizzare gli occhi, alzare le spalle scuotere la testa o muovere le narici);</li><li>tic motori complessi, che coinvolgono gruppi muscolari multipli e risultano più lenti e protratti nel tempo (ad esempio saltare, accovacciarsi oppure movimenti delle braccia e del busto).</li></ul><p>Anche i <strong>tic vocali</strong>, o fonetici, possono essere classificati in semplici o complessi. Esempi di tic vocali semplici sono schioccare la lingua, eseguire colpi di tosse, tirare su con il naso, schiarirsi la gola, emettere versi gutturali o fischi. I tic complessi comprendono invece la ripetizione di singole parole o di intere frasi.</p><p>E’ presente un’elevata comorbidità con il DOC (Disturbo Ossessivo – Compulsivo) e con il DDAI (Disturbo da Deficit d’Attenzione con Iperattività), condizioni che possono precedere o comparire in seguito alla manifestazione del tic nel bambino.</p><h3><strong>Il trattamento</strong></h3><p>Di fondamentale importanza risulta il trattamento di questo disturbo, in quanto i tic costituiscono frequentemente un problema importante per i ragazzi (o adulti) e per le loro famiglie, determinando disagi nella vita personale familiare e sociale. I tic, infatti, possono interferire con le attività scolastiche e di svago e/o con alcune funzioni fisiologiche, e possono contribuire ad atti di bullismo o prese in giro da parte dei pari, che possono portare a comportamenti di ritiro sociale e ad una riduzione dell’autostima.</p><p>Accanto alla possibile terapia farmacologica, ricerche scientifiche hanno dimostrato l’efficacia di due tipi di terapie cognitivo – comportamentali, che hanno come scopo l’insegnamento della gestione dei tic.</p><p>Il prima tecnica è l’”<em>Exposure and response prevantion</em>” (E/RP, Esposizione con prevenzione della risposta) e lavora su tutti i tic contemporaneamente. Essa si propone di allenare la persona alla spiacevole sensazione che precede il tic, cercando di fermare l’emissione di quest’ultimo per il maggior tempo possibile, in modo tale da diventare capace ad abituarsi ad essa.</p><p>La seconda, chiamata “<em>Habit Reversal Training</em>” (HRT) si concentra invece di volta in volta su un solo tic. In questo caso, la persona si allena a diventare consapevole di come un tic viene espresso e successivamente impara a fare un movimento incompatibile con il tic (risposta competitiva), ovvero a contrarre un gruppo muscolare che rende impossibile l’emissione del tic.</p><p>Di fondamentale importanza nel caso il trattamento venga indirizzato ad un bambino o ad un ragazzo il coinvolgimento della famiglia e della scuola nel trattamento.</p><p> </p><h4>Bibliografia</h4><p>Verdallen C., &amp; Van de Griendt J. (2016). <em>I tic nei bambini</em>. Erickson, Trento.</p><p>Associazione Tourette Roma Onlus. <em>Pillole di Tourette: conoscere la sindro</em></p>					</div>
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		<p>L'articolo <a href="https://psicoterapiacognitivatrieste.it/la-sindrome-di-tourette/">La sindrome di Tourette</a> proviene da <a href="https://psicoterapiacognitivatrieste.it">Psicoterapia Cognitiva Trieste</a>.</p>
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		<title>I sintomi dell&#8217;ansia: riconoscerla per imparare a gestirla</title>
		<link>https://psicoterapiacognitivatrieste.it/i-sintomi-dellansia-riconoscerla-per-imparare-a-gestirla/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberta Giurco]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Jan 2021 08:16:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Ansia]]></category>
		<category><![CDATA[attacchi di panico]]></category>
		<category><![CDATA[panico]]></category>
		<category><![CDATA[psicoterapia]]></category>
		<category><![CDATA[psicoterapia cognitivo comportamentale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il termine “ansia” è largamente usato per indicare un complesso di reazioni cognitive, comportamentali e fisiologiche che si manifestano in seguito alla percezione di uno stimolo ritenuto minaccioso e nei cui confronti non ci riteniamo sufficientemente capaci di reagire. L’ansia di per sé, tuttavia, non è un fenomeno anormale. Si tratta di un’emozione di base, che&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://psicoterapiacognitivatrieste.it/i-sintomi-dellansia-riconoscerla-per-imparare-a-gestirla/">I sintomi dell&#8217;ansia: riconoscerla per imparare a gestirla</a> proviene da <a href="https://psicoterapiacognitivatrieste.it">Psicoterapia Cognitiva Trieste</a>.</p>
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					<p>Il termine<strong> “ansia”</strong> è largamente usato per indicare un complesso di reazioni cognitive, comportamentali e fisiologiche che si manifestano in seguito alla percezione di uno stimolo ritenuto minaccioso e nei cui confronti non ci riteniamo sufficientemente capaci di reagire.</p><p>L’ansia di per sé, tuttavia, non è un fenomeno anormale. Si tratta di un’emozione di base, che comporta uno stato di attivazione dell’organismo quando una situazione viene percepita soggettivamente come pericolosa.</p><p><strong>Sintomi cognitivi dell’ansia</strong></p><p>Dal punto di vista cognitivo i sintomi tipici dell’ansia sono:</p><ul><li>il senso di vuoto mentale</li><li>un senso crescente di allarme e di pericolo</li><li>l’induzione di immagini, ricordi e pensieri negativi</li><li>la messa in atto di comportamenti protettivi cognitivi</li><li>la sensazione marcata di essere osservati e di essere al centro dell’attenzione altrui.</li></ul><p><strong>Sintomi comportamentali dell’ansia</strong></p><p>Nella specie umana l’ansia si traduce in una tendenza immediata all’esplorazione dell’ambiente, nella ricerca di spiegazioni, rassicurazioni e vie di fuga. La strategia principale istintiva di gestione dell’ansia è inoltre l’<strong>evitamento</strong> <strong>della situazione temuta</strong> (strategia “<em>better safe than sorry</em>” – “meglio prevenire che curare”).</p><p>Sono frequenti, inoltre, <strong>comportamenti protettivi</strong> (farsi accompagnare, assumere ansiolitici al bisogno, ecc.), <strong>anassertivi e di sottomissione</strong>.</p><p><strong>Sintomi fisici dell’ansia</strong></p><p>L’ansia, inoltre, è spesso accompagnata da manifestazioni fisiche e fisiologiche quali:</p><ul><li>tensione</li><li>tremori</li><li>sudore</li><li>palpitazioni</li><li>aumento della frequenza cardiaca</li><li>vertigini</li><li>nausea</li><li>formicolii alle estremità ed intorno alla bocca</li><li>derealizzazione e depersonalizzazione.</li></ul><h3><strong>Attacco d’ansia e attacco di panico</strong></h3><p>Il termine “<strong>attacco di ansia</strong>” non si trova nei manuali, ma possiamo utilizzarlo per descrivere un’esperienza d’ansia intensa che però non soddisfa i criteri diagnostici per un attacco di panico. Possiamo provare ansia in molti contesti e sentirci sopraffatti da questa emozione.</p><p>Invece, <strong>l’attacco di panico</strong> è un breve episodio di ansia intollerabile che ha un’intensità e una durata maggiore rispetto a un attacco di ansia. É caratterizzato da sentimenti di apprensione, paura o terrore: la persona vive un senso di catastrofe imminente o una paura di morire o, ad esempio, di avere un attacco di cuore.</p><p><strong>La caratteristica principale dell’attacco di panico</strong><strong> è l’imprevedibilità</strong>, ovvero arriva improvvisamente. È questo il motivo per cui le persone ne sono tanto spaventate. La realtà, invece, è diversa: <strong>l’attacco di panico</strong> <strong>ha sempre un fattore scatenante</strong>, anche quando non si è in grado di riconoscerlo come tale.</p><p>Dopo aver provato una volta la spiacevole esperienza di un <strong>attacco di panico</strong>, la persona colpita teme ovviamente che possa accadere di nuovo. Si innesca, dunque, un circolo vizioso che può trasformare il singolo <strong>attacco di panico</strong> in un vero e proprio <strong>Disturbo di Panico</strong>: si apprende così ad avere “<strong>paura della paura</strong>”.</p><p>L’<strong>ansia</strong> non è solo un limite o un disturbo, ma costituisce una importante risorsa. È, infatti, una condizione fisiologica efficace in molti momenti della vita per proteggerci dai rischi, mantenere lo stato di allerta e migliorare le prestazioni (ad es., sotto esame). Imparare a gestire l’ansia (non sconfiggerla!) è importante per tornare a vivere questa emozione in modo evolutivamente funzionale.</p><p>Dott.ssa Roberta Giurco</p><p> </p><h4>Fonti:</h4><p class="Corpo" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 12.0pt; font-family: 'Arial',sans-serif;">Andrews (2003). Trattamento dei disturbi d&#8217;ansia. Guide per il clinico e manuali per chi soffre del disturbo. Centro Scientifico Editore</span></p><p class="Corpo" style="text-align: justify;">www.ipsico.it/sintomi-cura/ansia/</p>					</div>
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		<title>Terapia di coppia: come funziona e a cosa serve?</title>
		<link>https://psicoterapiacognitivatrieste.it/terapia-di-coppia-come-funziona-e-a-cosa-serve/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberta Giurco]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Nov 2020 16:32:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quali sono i segni che la coppia funziona in modo disfunzione? Cosa notiamo in una coppia che necessita di una terapia di coppia? Per discutere dei “sintomi” di una coppia disfunzionale, seguiamo delle idee di John Gottman, il famoso psicologo americano considerato un autorità nel campo della psicoterapia di coppia. Gottmann sostiene che vi siano&#8230;</p>
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<p>Quali sono i segni che la coppia funziona in modo disfunzione? Cosa notiamo in una coppia che necessita di una terapia di coppia? Per discutere dei “sintomi” di una coppia disfunzionale, seguiamo delle idee di John Gottman, il famoso psicologo americano considerato un autorità nel campo della psicoterapia di coppia.</p>



<p>Gottmann sostiene che vi siano quattro comportamenti che rappresentano le avvisaglie di una probabile rottura della coppia:</p>



<ol class="wp-block-list"><li><strong>La critica</strong>: i partner si esprimono vicendevolmente critiche maggiormente di quanto si esprimono apprezzamenti. tendono a criticarsi per il fatto di essere diversi.Non producono cambiamenti positivi, avvicinamenti e comprensioni reciproche. Anzi, i vissuti tipici e le frasi caratteristiche dei partner di una coppia in cui è forte la critica sono: “Non mi sento accettato/a per quello che sono”, “Vengo sempre criticato/a”, “Mai una volta che mi venga detto che ho fatto una cosa bene”, “Qualsiasi cosa io faccia, verrò sicuramente biasimato/a”. In una situazione del genere, la coppia diviene un luogo faticoso e i partner, anche non volendolo, si allontanano progressivamente l’uno dall’altro.</li><li><strong>Il disprezzo</strong>: Gottman ha osservato che nelle coppie dirette verso la rottura, l’abitudine a reagire col disprezzo e ostilità rappresenta la consuetudine. Al contrario, le coppie maggiormente&nbsp; armoniose tendono a incappare solo raramente o mai nelle reazioni di disprezzo: di solito hanno una comunicazione che tende a sostenere e a valorizzare l’altro. Il disprezzo può palesarsi verbalmente e con il tono della voce, lo sguardo, la postura e i gesti. Il sarcasmo, il cinismo, l’alzare gli occhi al cielo, gli insulti sono tutte manifestazioni di disprezzo.</li><li><strong>La difensiva</strong>: In queste coppie i partner passano molto tempo a giustificarsi e a tentare di dimostrare che le critiche dell’altro sono ingiustificate. Le conseguenze emotive dell’atteggiamento difensivo sono che ciascun partner si sentirà incompreso e, in definitiva, sempre più solo.</li><li><strong> L&#8217;ostruzionismo</strong>: chiudersi in sé e interrompere ogni comunicazione con l’altro.</li></ol>



<p>Accade che un partner cerca di parlare e l’altro smette di comunicare, non fornendo più segnali di voler capire o di voler ascoltare. Insomma un partner comunica e l’altro lo ignora. Spesso l’ostruzionismo è l’atteggiamento che un partner assume, quando si sente impotente e esasperato dopo un lungo periodo di liti contraddistinte da critiche, disprezzo e atteggiamenti difensivi. Le ricerche hanno mostrato infatti che l’assenza di risposta stimola nell’altro un senso di pericolo maggiore anche di un attacco o di una critica diretta. Per questo motivo all’interno di molte coppie si cerca attivamente la “punzecchiatura” o la lite, pensando in modo inconsapevole: “se l’altro si arrabbierà, per lo meno avrò la certezza di esistere per lui/lei”.</p>



<p>Gottman ha osservato che le coppie dove uno o entrambi i partner si chiudono in se stessi e smettono di comunicare vicendevolmente, sono le coppie che con maggiore probabilità finiranno.</p>



<p>Come sanno i terapeuti di coppia, è più facile ristabilire l’armonia di coppia tra due partner che litigano spesso, piuttosto che tra due partner che hanno interrotto la propria comunicazione emotiva. E chiaramente, da più tempo tale interruzione ha luogo, e maggiori sono le difficoltà per la coppia di “guarire”.</p>



<p>La terapia di coppia è uno strumento molto efficace, mirato e altamente specifico. In terapia di coppia i partner hanno la possibilità di contattare le proprie autentiche emozioni e i propri profondi bisogni affettivi (spesso frustrati). Ciò viene facilitato dal fatto di trovarsi in un ambiente riservato e protetto e di essere assistiti da uno psicoterapeuta formalmente preparato a questo scopo.</p>



<p>Perché la terapia di coppia possa avere inizio , è necessario che siano presenti le seguenti&nbsp; condizioni:</p>



<ul class="wp-block-list"><li>Lo psicoterapeuta deve essere specializzato nella terapia di coppia.</li><li>I partner devono essere stati innamorati l’uno dell’altra prima che insorgessero le difficoltà: &nbsp;la coppia deve essere esistita già prima della terapia: non è possibile trovare l’amore in terapia di coppia, se questo non c’è mai stato.</li><li>I partner devono essere disposti a &nbsp;impegnarsi e a&nbsp;investire le proprie energie nel percorso terapeutico per un periodo di tempo anche prolungato.</li><li>I comportamenti distruttivi della coppia non devono sfociare regolarmente in aggressività violenta e&nbsp;incontrollabile. In questo caso è necessario prima intervenire con un percorso di terapia individuale finalizzata alla gestione dell’aggressività.</li></ul>



<p>Dott.ssa Roberta Giurco</p>
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