<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Depressione &#8211; Psicoterapia Cognitiva Trieste</title>
	<atom:link href="https://psicoterapiacognitivatrieste.it/tag/depressione/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://psicoterapiacognitivatrieste.it</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Tue, 19 Apr 2022 10:01:29 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=5.7.14</generator>

<image>
	<url>https://psicoterapiacognitivatrieste.it/wp-content/uploads/2019/06/cropped-logo_sito-32x32.jpg</url>
	<title>Depressione &#8211; Psicoterapia Cognitiva Trieste</title>
	<link>https://psicoterapiacognitivatrieste.it</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>Può la dieta mediterranea migliorare salute mentale e depressione?</title>
		<link>https://psicoterapiacognitivatrieste.it/puo-la-dieta-mediterranea-migliorare-salute-mentale-e-depressione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Valentina Romano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Apr 2022 10:01:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[alimentazione]]></category>
		<category><![CDATA[alimentazione sana]]></category>
		<category><![CDATA[benessere]]></category>
		<category><![CDATA[benessere fisico]]></category>
		<category><![CDATA[benessere mentale]]></category>
		<category><![CDATA[Depressione]]></category>
		<category><![CDATA[dieta]]></category>
		<category><![CDATA[dieta mediterranea]]></category>
		<category><![CDATA[disturbi dell&#039;umore]]></category>
		<category><![CDATA[umore]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://psicoterapiacognitivatrieste.it/?p=1453</guid>

					<description><![CDATA[<p>Riconosciuta nel 2010 come patrimonio dell’UNESCO, la dieta mediterranea è associata alla riduzione della mortalità per qualunque causa. Questo regime alimentare è fondato sul prevalente consumo di olio extravergine di oliva, verdura, frutta di stagione, legumi, cereali, semi, frutta secca, su una modica introduzione di uova, latticini, pesce e carne magri, e sulla riduzione sostanziale&#8230;</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://psicoterapiacognitivatrieste.it/puo-la-dieta-mediterranea-migliorare-salute-mentale-e-depressione/">Può la dieta mediterranea migliorare salute mentale e depressione?</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://psicoterapiacognitivatrieste.it">Psicoterapia Cognitiva Trieste</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[		<div data-elementor-type="wp-post" data-elementor-id="1453" class="elementor elementor-1453" data-elementor-settings="[]">
						<div class="elementor-inner">
							<div class="elementor-section-wrap">
							<section class="elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-cd21b82 elementor-section-boxed elementor-section-height-default elementor-section-height-default" data-id="cd21b82" data-element_type="section">
						<div class="elementor-container elementor-column-gap-default">
							<div class="elementor-row">
					<div class="elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column elementor-element elementor-element-c698273" data-id="c698273" data-element_type="column">
			<div class="elementor-column-wrap elementor-element-populated">
							<div class="elementor-widget-wrap">
						<div class="elementor-element elementor-element-e8e32f1 elementor-widget elementor-widget-text-editor" data-id="e8e32f1" data-element_type="widget" data-widget_type="text-editor.default">
				<div class="elementor-widget-container">
								<div class="elementor-text-editor elementor-clearfix">
					<p>Riconosciuta nel 2010 come patrimonio dell’UNESCO, la dieta mediterranea è associata alla riduzione della mortalità per qualunque causa.</p><p>Questo regime alimentare è fondato sul prevalente consumo di olio extravergine di oliva, verdura, frutta di stagione, legumi, cereali, semi, frutta secca, su una modica introduzione di uova, latticini, pesce e carne magri, e sulla riduzione sostanziale del consumo di carne rossa e alimenti lavorati.</p><p>Diversi studi scientifici hanno dimostrato il significativo impatto positivo che la dieta mediterranea possiede nei confronti della prevenzione e cura delle patologie cardiovascolari e dismetaboliche (ictus, infarti, ipertensione, insulino-resistenza, diabete di tipo 2), prima causa di mortalità al mondo.</p><p>Come seconda causa al mondo per la perdita di anni di vita, alle patologie cardiovascolari seguono i disturbi di carattere psicologico. La dieta mediterranea può essere in grado di influenzare positivamente anche il benessere mentale e la depressione?</p><p>La risposta, fortunatamente, è sì.</p><h3><strong>Uno studio scientifico</strong></h3><p>Parletta e colleghi (2019) hanno condotto un interessante studio scientifico, controllato e randomizzato, con lo scopo di valutare se e quanto un regime alimentare mediterraneo possa migliorare depressione, ansia, emozioni negative e qualità della vita in generale.</p><p>Per fare questo sono stati reclutati 2 gruppi di persone (152 individui totali, uomini e donne, con un’età compresa tra 18 e 65 anni), tutti con disturbi psicologici importanti, aventi un impatto negativo sulla qualità della vita.</p><p>Un primo gruppo, che di seguito indichiamo come “test”, ha seguito per 6 mesi un programma alimentare mediterraneo messo a punto da nutrizionisti e dietisti, oltre che partecipare attivamente a sessioni nutrizionali educative e workshop di cucina per migliorare la consapevolezza verso una sana alimentazione e cimentarsi nella preparazione di cibi aventi come ingredienti esclusivi quelli di un’alimentazione mediterranea.</p><p>Il secondo gruppo, che definiamo di “controllo”, aveva a disposizione un’alimentazione più occidentale comprendente biscotti, cibi confezionati, formaggi, caffè e succhi di frutta. Tale regime alimentare, seguito anch’esso per 6 mesi, era accompagnato da altrettante attività di gruppo come la condivisone di fotografie, giochi di società, workshop di lettura, per stimolare una socialità e una dinamicità simili a quelle ottenute nel gruppo “test”.</p><p>In entrambi i casi, dopo 3 e 6 mesi dall’inizio dello studio, tutti i soggetti venivano sottoposti a test di valutazione dell’ansia e della depressione, unitamente alla compilazione di questionari sulla qualità della vita (in termini di felicità, autostima, relazioni con gli altri, benessere mentale) e sulla varietà della loro alimentazione.</p><h3><strong>I nutrienti che fanno bene alla mente</strong></h3><p>Quanto maggiore era l’aderenza ad un’alimentazione mediterranea, tanto più elevato risultava il benessere mentale.</p><p>Nel dettaglio, è stata riscontrata un’associazione positiva tra consumo di vegetali (frutta e verdura) e riduzione di stress, ansia, unitamente a un miglioramento del grado di felicità. Un consumo più elevato di olio extravergine di oliva e frutta secca (noci, mandorle, nocciole) si associava a ridotta depressione, ansia, stress unito a un miglioramento dell’autostima e alla qualità della vita generale. Un maggiore consumo di legumi, si associava infine ad una riduzione di sensazioni negative, la tendenza ad avere una migliore predisposizione al rapporto con gli altri e, anche in questo caso, una limitazione di emozioni quali ansia e stress.</p><h3><strong>Ma da cosa dipendono queste associazioni?</strong></h3><p>Come menzionato in precedenza, la dieta mediterranea vede il suo rappresentante principale nell’olio extravergine di oliva e acidi grassi poli-insaturi, insieme a frutta, verdura, proteine vegetali derivanti dai legumi. Tutti questi nutrienti possiedono un importante ruolo anti-infiammatorio, anti-ossidante e protettivo per la struttura e la funzione cerebrale. Tali nutrienti rappresentano inoltre i cofattori per numerose reazioni metaboliche ed enzimatiche, partecipano alla trasmissione di segnali cellulari, alla sintesi di neurotrasmettitori, alla formazione della guaina mielinica che protegge i neuroni e che ne permette la trasmissione dell’impulso nervoso.</p><p>Sebbene siano necessari ulteriori studi a più ampio spettro, che includano un maggiore numero di partecipanti per un periodo di tempo più lungo, questo studio rappresenta un’importante indicazione di quanto la sana alimentazione incida non soltanto su parametri ematici ma anche sulla salute della nostra mente e del nostro umore.</p><p> </p><h4><strong>Bibliografia:</strong></h4><p>Parletta N, Zarnowiecki D, Cho J, Wilson A, Bogomolova S, Villani A, et al. A Mediterranean-style dietary intervention supplemented with fish oil improves diet quality and mental health in people with depression: A randomized controlled trial (HELFIMED). Nutr Neurosci 2019;22(7):474-487.</p><p>Estruch R, Ros E, Salas-Salvado J, Covas M-I, Corella D, Aros F, et al. Primary prevention of cardiovascular disease with a Mediterranean diet. N Engl J Med 2013;368(14):1279–90.</p><p>Nordmann AJ, Suter-Zimmermann K, Bucher HC, Shai I, Tuttle KR, Estruch R, et al. Meta-analysis comparing Mediterranean to low-fat diets for modification of cardiovascu- lar risk factors. Am J Med 2011;124:841-51.</p><p>Lai JS, Hiles S, Bisquera A, Hure AJ, McEvoy M, Attia J. A sys- tematic review and meta-analysis of dietary patterns and depression in community-dwelling adults. Am J Clin Nutr 2014;99:181–97.</p><p>14 Psaltopoulou T, Sergentanis TN, Panagiotakos DB, Sergentanis IN, Kosti R, Scarmeas N. Mediterranean diet, stroke, cognitive impairment, and depression: A meta-analysis. Ann Neurol 2013;74(4):580–91.</p><p> </p>					</div>
						</div>
				</div>
						</div>
					</div>
		</div>
								</div>
					</div>
		</section>
						</div>
						</div>
					</div>
		<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://psicoterapiacognitivatrieste.it/puo-la-dieta-mediterranea-migliorare-salute-mentale-e-depressione/">Può la dieta mediterranea migliorare salute mentale e depressione?</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://psicoterapiacognitivatrieste.it">Psicoterapia Cognitiva Trieste</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La ruminazione: quando non riusciamo a &#8220;metterci una pietra sopra&#8221;</title>
		<link>https://psicoterapiacognitivatrieste.it/la-ruminazione-quando-non-riusciamo-a-metterci-una-pietra-sopra/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Valentina Tomizza]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Apr 2021 06:41:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Ansia]]></category>
		<category><![CDATA[comportamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Depressione]]></category>
		<category><![CDATA[disturbi umore]]></category>
		<category><![CDATA[emozioni]]></category>
		<category><![CDATA[Gestione Emozioni]]></category>
		<category><![CDATA[pensiero ripetitivo]]></category>
		<category><![CDATA[rimugino]]></category>
		<category><![CDATA[ruminazione]]></category>
		<category><![CDATA[terapia cognitivo-comportamentale]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://psicoterapiacognitivatrieste.it/?p=1276</guid>

					<description><![CDATA[<p>A tutti noi è capitato di soffermarci a riflettere sulla risoluzione di un problema, su noi stessi, sulle nostre emozioni, sui nostri potenziali errori o insuccessi. Alle volte è successo che rimanessimo incastrati in questi pensieri, in un circolo vizioso, che alla fine non ha portato a nessun miglioramento del nostro stato d’animo o a&#8230;</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://psicoterapiacognitivatrieste.it/la-ruminazione-quando-non-riusciamo-a-metterci-una-pietra-sopra/">La ruminazione: quando non riusciamo a &#8220;metterci una pietra sopra&#8221;</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://psicoterapiacognitivatrieste.it">Psicoterapia Cognitiva Trieste</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[		<div data-elementor-type="wp-post" data-elementor-id="1276" class="elementor elementor-1276" data-elementor-settings="[]">
						<div class="elementor-inner">
							<div class="elementor-section-wrap">
							<section class="elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-63107e0 elementor-section-boxed elementor-section-height-default elementor-section-height-default" data-id="63107e0" data-element_type="section">
						<div class="elementor-container elementor-column-gap-default">
							<div class="elementor-row">
					<div class="elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column elementor-element elementor-element-bfe8d0b" data-id="bfe8d0b" data-element_type="column">
			<div class="elementor-column-wrap elementor-element-populated">
							<div class="elementor-widget-wrap">
						<div class="elementor-element elementor-element-5920abd elementor-widget elementor-widget-text-editor" data-id="5920abd" data-element_type="widget" data-widget_type="text-editor.default">
				<div class="elementor-widget-container">
								<div class="elementor-text-editor elementor-clearfix">
					<p>A tutti noi è capitato di soffermarci a riflettere sulla risoluzione di un problema, su noi stessi, sulle nostre emozioni, sui nostri potenziali errori o insuccessi. Alle volte è successo che rimanessimo incastrati in questi pensieri, in un <strong>circolo vizioso</strong>, che alla fine <strong>non ha portato a nessun miglioramento del nostro stato d’animo o a nessuna soluzione del nostro problema</strong>.</p><p>Rimanere bloccati in pensieri ripetitivi e invischiati nello stato emotivo negativo che ne consegue è quello che in psicoterapia chiamiamo ruminazione.  </p><h3>Che cosa si intende per ruminazione?</h3><p>Il <strong>termine ruminazione è stato preso in prestito dalla zoologia</strong> e per la precisione dal modo di mangiare delle mucche. Questi animali possiedono, oltre allo stomaco, una sacca, chiamata rumine, dove depositano il cibo ingerito per poi riportarlo in bocca e masticarlo, ingurgitarlo, rigurgitarlo e rimasticarlo per più volte.</p><p>In psicologia indica “<span style="text-decoration: underline;">quel pensiero ripetitivo e ricorrente sui sintomi (es. stanchezza, flessione del tono dell’umore), sulle emozioni, sui problemi, sugli eventi e sugli aspetti negativi del Sé, con una particolare attenzione rivolta alle loro cause, ai loro significati e alle loro implicazioni</span>” (Watkins E. R., 2018).</p><p>La ruminazione viene considerata un <strong>processo transdiagnostico</strong>, ovvero è un <strong>meccanismo che si ritrova in molteplici disturbi</strong> e che <strong>ha un ruolo importante nell’eziologia, nel mantenimento e nelle ricadute di molteplici patologie</strong> (depressione, disturbi d’ansia, disturbo post traumatico da stress e disturbi dell’alimentazione).</p><p>In particolare tale meccanismo è considerato un <strong>elemento chiave nella depressione</strong>. Le persone depresse descrivono la ruminazione come qualcosa di non intenzionale, persistente, ripetitivo, difficile da interrompere e da controllare, che<strong> provoca un aumento di tristezza, stanchezza, sofferenza, insonnia, procrastinazione, autocritica, pessimismo, ansia e disperazione</strong>.</p><h3>Ruminare è normale?</h3><p>È importante riconoscere che tale meccanismo è una <strong>reazione comune e normale</strong>, e che nella maggior parte dei casi ha una durata breve. Ad esempio in seguito ad un lutto o ad un errore commesso è abbastanza comune ritrovarsi a ruminare, al fine di cercare di dare un senso ad un evento sconvolgente o di risolvere un problema. Le persone che invece sviluppano un disturbo, trascorrono molto più tempo e dedicano molte più energie mentali ed emotive a questo genere di attività, amplificandone i suoi effetti negativi e restandone inconsapevolmente vittime.</p><p>Possiamo anche distinguere tra una<strong> ruminazione “efficace” e una “inefficace”</strong>. Una ruminazione è utile quando si riflette sul problema, concentrandosi su una risoluzione concreta di quest’ultimo oppure, se ritenuto irrisolvibile, si decide di abbandonarlo e di dedicarsi ad attività più gratificanti e produttive. Una <strong>modalità costruttiva</strong> sarà quindi caratterizzata da uno stile di pensiero concreto, specifico e focalizzato sul problem solving (ad esempio chiedersi “come?”). Una <strong>modalità negativa</strong> di ruminare, sarà invece definita da uno stile di pensiero astratto e valutativo (ad esempio chiedersi “perché?”), e si focalizzerà sui problemi e sulle difficoltà di una situazione e non sulla ricerca di una soluzione.</p><p>Una prima domanda che possiamo provare a rispondere per capire se la modalità di pensiero che stiamo utilizzando sia del primo o del secondo tipo, è chiedersi se <strong>questo meccanismo ci stia aiutando o ci stia ostacolando a raggiungere l’obiettivo o il superamento della nostra problematica</strong>.</p><h3>Quali sono le funzioni della ruminazione?</h3><ol><li>Per comprendere le cause, i significati di eventi, emozioni e comportamenti. Può avere quindi lo <strong>scopo di ottenere una sensazione di controllo</strong>, in modo da evitare che succedano nuovamente cose spiacevoli.</li><li>Al fine di <strong>automotivarsi e spronarsi a migliorare la performance</strong>, le persone possono riflettere sulle proprie difficoltà o sui propri difetti. Se questa funzione è caratterizzata da critica a lungo termine può amplificare le proprie autovalutazioni negative.</li><li>Per <strong>pianificare e prepararsi eventi futuri</strong>, immaginando che cosa accadrà e quali potrebbero essere le eventuali reazioni. Tale modalità può portare all’evitamento del confronto diretto con la situazione attuale, se gli scenari vengono meticolosamente progettati, ma mai concretizzati.</li><li>Per <strong>evitare di diventare il tipo di persona che l’individuo teme di essere</strong>, come ad esempio avere il timore di essere una persona arrogante e ripensare a quando si è stati invadenti o egocentrici e rimproverarsi per tale comportamento.</li><li>Per <strong>distogliere l’attenzione da eventi esterni noiosi, difficili o spiacevoli</strong>, concentrandosi su un mondo interno fatto di ricordi, immagini e pensieri (sognare ad occhi aperti).</li><li>Al fine di <strong>evitare il rischio di fallimento o l’umiliazione</strong>, la ruminazione può focalizzarsi su situazioni ritenute rischiose o difficili, riflettendo su cosa potrebbe succedere, sui significati e sulle possibili conseguenze. Nel corso del tempo può portare a procrastinazione ed evitamento della situazione.</li><li>Per <strong>anticipare le critiche e le potenziali reazioni negative altrui</strong>, provando a leggere la mente dell’altro e a prevedere cosa potrebbe accadere.</li><li>Per t<strong>enere sotto controllo sensazioni ed emozioni spiacevoli</strong>, ruminando per esempio su come le proprie difficoltà siano causate dagli altri, passando quindi dalla tristezza alla rabbia.</li><li>Allo scopo di <strong>fornire scuse e razionalizzazione</strong> per il non aver cambiato idea o il non aver intrapreso un’attività, riflettendo sulle difficoltà e sui problemi.</li><li>Al fine di <strong>raccogliere prove ed argomentazioni sul perché le cose dovrebbero andare in un certo modo e trovare giustificazioni</strong> <strong>per il proprio comportamento</strong>, unitamente a standard elevati e vissuti di rabbia quando gli altri non li rispettano.</li></ol><p> </p><h4>Bibliografia:</h4><p>Leveni, D., Michelin, P. &amp; Piacentini, D. (2018). <em>Superare la depressione</em>. Erickson, Trento.</p><p>Watkins, E. R. (2018). <em>La terapia cognitivo comportamentale focalizzata sulla ruminazione per la depressione</em>. Erickson, Trento.</p><p>Wells, A. (2018). <em>Terapia metacognitiva dei disturbi d’ansia e della depressione</em>. Erickson, Trento.</p>					</div>
						</div>
				</div>
						</div>
					</div>
		</div>
								</div>
					</div>
		</section>
						</div>
						</div>
					</div>
		<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://psicoterapiacognitivatrieste.it/la-ruminazione-quando-non-riusciamo-a-metterci-una-pietra-sopra/">La ruminazione: quando non riusciamo a &#8220;metterci una pietra sopra&#8221;</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://psicoterapiacognitivatrieste.it">Psicoterapia Cognitiva Trieste</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il Disturbo Distimico o Distimia</title>
		<link>https://psicoterapiacognitivatrieste.it/il-disturbo-distimico-o-distimia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberta Giurco]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Apr 2021 16:27:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[compassion focused therapy]]></category>
		<category><![CDATA[Depressione]]></category>
		<category><![CDATA[distimia]]></category>
		<category><![CDATA[disturbo distimico]]></category>
		<category><![CDATA[Mindfulness]]></category>
		<category><![CDATA[schema therapy]]></category>
		<category><![CDATA[terapia cognitivo-comportamentale]]></category>
		<category><![CDATA[umore]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://psicoterapiacognitivatrieste.it/?p=1236</guid>

					<description><![CDATA[<p>La Distimia, o Disturbo Distimico, è un disturbo dell’umore, viene definita come una depressione cronica più lieve nei sintomi rispetto alla depressione maggiore, ma duratura nel tempo. Quando appare L’esordio della distimia può avvenire prima dei 21 anni o anche dopo. Succede spesso che il disturbo distimico venga diagnosticato in ritardo per la “leggerezza” della&#8230;</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://psicoterapiacognitivatrieste.it/il-disturbo-distimico-o-distimia/">Il Disturbo Distimico o Distimia</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://psicoterapiacognitivatrieste.it">Psicoterapia Cognitiva Trieste</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[		<div data-elementor-type="wp-post" data-elementor-id="1236" class="elementor elementor-1236" data-elementor-settings="[]">
						<div class="elementor-inner">
							<div class="elementor-section-wrap">
							<section class="elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-90ec234 elementor-section-boxed elementor-section-height-default elementor-section-height-default" data-id="90ec234" data-element_type="section">
						<div class="elementor-container elementor-column-gap-default">
							<div class="elementor-row">
					<div class="elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column elementor-element elementor-element-a89964a" data-id="a89964a" data-element_type="column">
			<div class="elementor-column-wrap elementor-element-populated">
							<div class="elementor-widget-wrap">
						<div class="elementor-element elementor-element-b75b321 elementor-widget elementor-widget-text-editor" data-id="b75b321" data-element_type="widget" data-widget_type="text-editor.default">
				<div class="elementor-widget-container">
								<div class="elementor-text-editor elementor-clearfix">
					<p>La Distimia, o <strong>Disturbo Distimico</strong>, è un disturbo dell’umore, viene definita come una depressione cronica più lieve nei sintomi rispetto alla depressione maggiore, ma <strong>duratura nel tempo</strong>.</p><h3><strong>Quando appare </strong></h3><p>L’esordio della distimia può avvenire <strong>prima dei 21 anni o anche dopo</strong>. Succede spesso che il disturbo distimico venga diagnosticato in ritardo per la “leggerezza” della manifestazione dei sintomi. È possibile che la persona affetta da distimia non ne sia consapevole del tutto, credendo che le difficoltà e i disagi siano segno del proprio carattere e del proprio essere, fintanto che non vengono riconosciuti e diagnosticati da un professionista.</p><p>É bene non sottovalutare la distimia perché potrebbe cronicizzarsi con conseguenze quali, ad esempio, una qualità della vita inferiore, oppure la manifestazione di un vero e proprio Disturbo Depressivo Maggiore. Altre conseguenze possono essere lo sviluppo di disturbi d’ansia o altri disordini dell’umore, abuso di sostanze, difficoltà relazionali e conflitti familiari, difficoltà scolastiche e lavorative, pensieri o comportamenti autolesivi e suicidari, disordini di personalità o altri disordini mentali.</p><h3><strong>Come si manifesta</strong></h3><p>La distimia si presenta per almeno due anni, alcuni sintomi depressivi quasi tutti i giorni, la maggior parte del giorno.</p><p>La distimia si manifesta con:</p><ul><li>insonnia o ipersonnia (si dorme meno o di più del solito);</li><li>scarso appetito o iperfagia;</li><li>bassa autostima, sentimenti di insicurezza, inadeguatezza, inefficienza, autosvalutazione;</li><li>difficoltà di concentrazione e di prendere decisioni;</li><li>sconforto, tristezza, disperazione, pessimismo;</li><li>faticabilità e scarsa energia.</li></ul><p>I <strong>sintomi </strong>sono identici a quelli della depressione clinica ma di gran lunga <strong>più tenui e perduranti nel tempo</strong> e non è detto che si manifestino tutti assieme.</p><p>La distimia comporta una minore compromissione delle relazioni sociali e delle attività lavorative, è però molto più duratura nel tempo e provoca ugualmente sofferenza, rispetto alla depressione maggiore.</p><h3><strong>I pensieri più comuni in chi soffre di distimia</strong></h3><p>Qui sotto elenchiamo alcune cognizioni che caratterizzano i soggetti sofferenti di depressione, che possono essere utili anche a chi soffre di distimia per iniziare con una presa di consapevolezza del disturbo:</p><ul><li><strong><em>Ruminazione mentale</em></strong>: continuo e ripetitivo farsi domande su nascita e conseguenze delle proprie criticità, con attenzione assoluta al passato. La ruminazione, infatti, è centrale nel mantenimento dello stato depressivo in quanto non permette di pensare al futuro e di sviluppare strategie per fronteggiare le difficoltà.</li><li><strong><em>Ritiro sociale</em></strong>: diminuzione o evitamento degli eventi sociali, delle routine quotidiana e degli esercizi. Di fondo il soggetto crede di non essere capace, e che lo sforzo non varrà mai la pena. Lo stesso “evitamento” alimenta l’umore depresso.</li><li><strong><em>Autovalutazione negativa</em></strong>: il soggetto in tutte le situazioni di svaluta, critica, si sente incompetente, indegno, inadeguato nella gestione della quotidianità.</li><li><strong><em>Negatività</em></strong><strong>:</strong> modalità in cui il soggetto tende a fare previsioni negative sul mondo e sul futuro, a criticarsi  di continuo e a prestando attenzione esclusivamente ad aspetti che &#8220;non ci sono”  per essere felici.</li></ul><p><strong>Cura e terapia</strong></p><p>Oltre ad un trattamento farmacologico specifico che va somministrato da uno specialista psichiatra, risulta particolarmente indicato intraprendere un <strong>percorso psicoterapeutico</strong>.</p><p>Attraverso l’utilizzo della <a href="https://psicoterapiacognitivatrieste.it/terapia-cognitivo-comportamentale-cbt/"><strong>Terapia Cognitivo-Comportamentale</strong></a> (TCC) la persona prende <strong>consapevolezza dei circoli viziosi che tengono in vita e peggiorano la malattia</strong>, apprende a lasciar andare la vecchia modalità di pensieri e azioni passo dopo passo, attraverso la sostituzione di comportamenti e cognizioni più funzionali per il paziente.</p><p>Essendo la distimia un disturbo cronico, la TCC prevede un <strong>focus mirato rispetto agli schemi di pensiero, emotivi e comportamentali e alla relazione che la persona ha con essi</strong>.</p><p>Oltre alla TCC, risultano efficaci anche altri approcci o protocolli di terza generazione, come la <strong><a href="https://psicoterapiacognitivatrieste.it/schema-therapy/">Schema Therapy</a></strong>, la <strong>Mindfulness</strong> e la <a href="https://psicoterapiacognitivatrieste.it/terapia-focalizzata-sulla-compassione/"><strong>Terapia Focalizzata sulla Compassione</strong></a>.</p><h4> </h4><h4><strong>Bibliografia</strong></h4><p>I disturbi depressivi: diagnosi e trattamenti efficaci – Rainone A., Giacobazzi D. in “Gli approcci cognitivi alla depressione”, a cura di Rainone A., Mancini F. – FrancoAngeli, 2004.</p><p>La dimensione cognitiva dei disturbi dell’umore – Mancini F., Rainone A. in Trattato Italiano di Psichiatria, Terza Edizione, a cura di Cassano B.G., Tundo A., Elsevier Masson, 2008.</p><p>La Depressione – Rainone A., Mancini F. in “Elementi di Psicoterapia Cognitiva”, a cura di Perdighe C., Mancini F. – Giovanni Fioriti Ed., 2010.</p><p>https://www.apc.it/disturbi/adulto/distimia/distimia-cause-sintomi-cura/</p>					</div>
						</div>
				</div>
						</div>
					</div>
		</div>
								</div>
					</div>
		</section>
						</div>
						</div>
					</div>
		<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://psicoterapiacognitivatrieste.it/il-disturbo-distimico-o-distimia/">Il Disturbo Distimico o Distimia</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://psicoterapiacognitivatrieste.it">Psicoterapia Cognitiva Trieste</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
