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	<title>età evolutiva &#8211; Psicoterapia Cognitiva Trieste</title>
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	<title>età evolutiva &#8211; Psicoterapia Cognitiva Trieste</title>
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		<title>La sindrome di Tourette</title>
		<link>https://psicoterapiacognitivatrieste.it/la-sindrome-di-tourette/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Valentina Tomizza]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Jan 2022 07:21:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[età evolutiva]]></category>
		<category><![CDATA[psicoterapia cognitivo comportamentale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I disturbi da tic e la sindrome di Tourette vengono classificati nel DSM-5 (APA, 2013) come disturbi ad esordio infantile &#8211; adolescenziale. Essi compaiono tipicamente tra i 4 ed i 6 anni, e prima dei 18 anni, e sono caratterizzati dalla presenza di tic. La sindrome di Tourette, il cui nome deriva dal dottor Gilles&#8230;</p>
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					<p>I disturbi da tic e la sindrome di Tourette vengono classificati nel DSM-5 (APA, 2013) come disturbi ad esordio infantile &#8211; adolescenziale. Essi compaiono tipicamente tra i 4 ed i 6 anni, e prima dei 18 anni, e sono caratterizzati dalla presenza di tic.</p><p>La sindrome di Tourette, il cui nome deriva dal dottor Gilles de la Tourette, neurologo francese, che la descrisse per la prima volta nel 1885, è un disordine neurocomportamentale, caratterizzato dalla combinazione di tic motori (della durata superiore ad un anno) e tic vocali.</p><p>I tic sono definiti come movimenti (o suoni) improvvisi, rapidi, non ritmici, stereotipati e ripetuti senza apparente motivo o funzione, che vengono messi in atto per placare una sensazione corporea e sensoriale spiacevole e dolorosa, simile al prurito o una sorta di tensione, che la persona sperimenta solitamente nella zona del corpo in cui si verificherà il tic. Questa sensazione, chiamata in inglese “<em>premonitory urge</em>”, aumenta di intensità fino a quando non viene emesso il tic, per poi sparire e tornare nuovamente a crescere lentamente, fino al successivo bisogno impellente di eseguire il tic.</p><p>Essi sono eseguiti consapevolmente, ma non è possibile trattenersi dal farli se non con un grande sforzo di concentrazione e solo per un breve periodo di tempo, a cui spesso segue un fenomeno di <em>rebound</em>, in cui i tic si manifestano in modo più intenso, creando una specie di “scarica” delle energie accumulate.</p><p> I <strong>tic motori</strong> possono coinvolgere uno o più gruppi muscolari. Essi infatti si dividono in:</p><ul><li>tic motori semplici, che coinvolgono di solito un gruppo muscolare isolato e si manifestano in una singola posizione anatomica (come sgranare o strizzare gli occhi, alzare le spalle scuotere la testa o muovere le narici);</li><li>tic motori complessi, che coinvolgono gruppi muscolari multipli e risultano più lenti e protratti nel tempo (ad esempio saltare, accovacciarsi oppure movimenti delle braccia e del busto).</li></ul><p>Anche i <strong>tic vocali</strong>, o fonetici, possono essere classificati in semplici o complessi. Esempi di tic vocali semplici sono schioccare la lingua, eseguire colpi di tosse, tirare su con il naso, schiarirsi la gola, emettere versi gutturali o fischi. I tic complessi comprendono invece la ripetizione di singole parole o di intere frasi.</p><p>E’ presente un’elevata comorbidità con il DOC (Disturbo Ossessivo – Compulsivo) e con il DDAI (Disturbo da Deficit d’Attenzione con Iperattività), condizioni che possono precedere o comparire in seguito alla manifestazione del tic nel bambino.</p><h3><strong>Il trattamento</strong></h3><p>Di fondamentale importanza risulta il trattamento di questo disturbo, in quanto i tic costituiscono frequentemente un problema importante per i ragazzi (o adulti) e per le loro famiglie, determinando disagi nella vita personale familiare e sociale. I tic, infatti, possono interferire con le attività scolastiche e di svago e/o con alcune funzioni fisiologiche, e possono contribuire ad atti di bullismo o prese in giro da parte dei pari, che possono portare a comportamenti di ritiro sociale e ad una riduzione dell’autostima.</p><p>Accanto alla possibile terapia farmacologica, ricerche scientifiche hanno dimostrato l’efficacia di due tipi di terapie cognitivo – comportamentali, che hanno come scopo l’insegnamento della gestione dei tic.</p><p>Il prima tecnica è l’”<em>Exposure and response prevantion</em>” (E/RP, Esposizione con prevenzione della risposta) e lavora su tutti i tic contemporaneamente. Essa si propone di allenare la persona alla spiacevole sensazione che precede il tic, cercando di fermare l’emissione di quest’ultimo per il maggior tempo possibile, in modo tale da diventare capace ad abituarsi ad essa.</p><p>La seconda, chiamata “<em>Habit Reversal Training</em>” (HRT) si concentra invece di volta in volta su un solo tic. In questo caso, la persona si allena a diventare consapevole di come un tic viene espresso e successivamente impara a fare un movimento incompatibile con il tic (risposta competitiva), ovvero a contrarre un gruppo muscolare che rende impossibile l’emissione del tic.</p><p>Di fondamentale importanza nel caso il trattamento venga indirizzato ad un bambino o ad un ragazzo il coinvolgimento della famiglia e della scuola nel trattamento.</p><p> </p><h4>Bibliografia</h4><p>Verdallen C., &amp; Van de Griendt J. (2016). <em>I tic nei bambini</em>. Erickson, Trento.</p><p>Associazione Tourette Roma Onlus. <em>Pillole di Tourette: conoscere la sindro</em></p>					</div>
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		<title>DSA: il percorso verso la diagnosi</title>
		<link>https://psicoterapiacognitivatrieste.it/dsa-il-percorso-verso-la-diagnosi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Valentina Tomizza]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 26 Dec 2020 11:00:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[discalculia]]></category>
		<category><![CDATA[dislessia]]></category>
		<category><![CDATA[disortografia]]></category>
		<category><![CDATA[disturbi specifici apprendimento]]></category>
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		<category><![CDATA[età evolutiva]]></category>
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					<p><span style="font-size: 18px; color: #686868; font-weight: 300; letter-spacing: 0px;">In questo periodo si avvicina la fine del primo quadrimestre, la consegna della pagella e i colloqui con gli insegnanti. Alcuni genitori si troveranno nella situazione in cui verrà riferito loro che il proprio figlio manifesta alcune difficoltà scolastiche, come ad esempio che è ancora molto lento a leggere, che commette molti errori ortografici o che nel calcolo ha a ancora bisogno dell’uso delle dita.</span></p><p>Gli insegnanti probabilmente riferiranno che sospettano un DSA e vi chiederanno di fare degli accertamenti specialistici.</p><p>Ma cosa significa DSA?</p><p>DSA è l’acronimo utilizzato per indicare i Disturbi Specifici dell’Apprendimento, un gruppo di disturbi che interessa le competenze strumentali degli apprendimenti scolastici e che coinvolge uno specifico dominio di abilità, come ad esempio la lettura, la scrittura o il calcolo.</p><p>Le caratteristiche principali sono:</p><ul><li>La “specificità”, nel senso che il disturbo deve essere significativo, ma circoscritto.</li><li>La discrepanza tra l’abilità interessata e il funzionamento intellettivo generale, che rimane intatto.</li><li>La cronicità, si tratta infatti di un disturbo di natura neurobiologica.</li><li>Il carattere evolutivo, ovvero si esprime in modo diverso nelle varie fasi evolutive.</li><li>L’associazione spesso ad altri disturbi (comorbilità).</li></ul><p>Sulla base dell’abilità interessata vengono comunemente distinti i seguenti disturbi specifici:</p><ul><li>Dislessia, cioè il disturbo dell’abilità di lettura, intesa come abilità di decodifica di un testo.</li><li>Disortografia, che riguarda la correttezza della scrittura a livello ortografico.</li><li>Disgrafia, ovvero il disturbo dell’abilità grafo-motoria della scrittura.</li><li>Discalculia, il disturbo cioè delle abilità di calcolo e del numero.</li></ul><h3><strong>Quel è l’iter che bisogna seguire in particolare nel Friuli Venezia Giulia?</strong></h3><p>Nel 2014 la nostra regione ha indicato attraverso le delibera n° 933 il percorso che la scuola, la famiglia e gli specialisti devono seguire per giungere o meno ad una diagnosi di DSA:</p><ol><li>Gli insegnanti osservano delle difficoltà negli apprendimenti da parte dell’alunno.</li><li>Informano la famiglia e ne condividono il percorso di potenziamento.</li><li>Attivano un percorso di potenziamento, ovvero un intervento di strategie didattiche mirate al recupero delle difficoltà osservate della durata di almeno 4-6 mesi, con l’eventuale coinvolgimento degli specialisti. Tale percorso risulta necessario per distinguere quei bambini che presentano una difficoltà, e quindi modificabile con interventi didattici mirati, da quelli a cui verrà diagnosticato un DSA.</li><li>Al termine del potenziamento gli insegnanti valutano se il potenziamento sia stato efficace o meno.</li><li>Nel caso in cui il potenziamento non abbia sortito i risultati sperati, gli insegnanti provvedono a compilare la scheda di “segnalazione alunno con difficoltà di apprendimento” (allegata alla delibera citata) e a consegnarla alla famiglia e quindi a richiedere che venga attivato l’iter diagnostico.</li><li>La famiglia condivide con il pediatra l’avvio dell’iter diagnostico.</li><li>La famiglia potrà recarsi nelle strutture sanitarie pubbliche o private convenzionate per effettuare la valutazione, al termine della quale, in caso di diagnosi di DSA, verrà rilasciata la certificazione. Una precisazione in merito viene descritta all’interno della M. n. 8 del 6 marzo 2013 (Oggetto:<em>“Direttiva Ministeriale 27 dicembre 2012 “Strumenti d’intervento per alunni con bisogni educativi speciali e organizzazione territoriale per l’inclusione scolastica”. Indicazioni operative”</em>), nella quale si raccomanda alla scuola, al fine di superare le difficoltà legate ai tempi di rilascio della certificazione, di prendere in considerazione anche la diagnosi effettuata presso una struttura privata, in attesa del rilascio della certificazione da parte della struttura pubblica o accreditata.</li><li>La famiglia consegna la diagnosi alla scuola, la quale provvederà a stilare un Piano Didattico Personalizzato (PDP), come previsto dalla legge 170/2010.</li><li>Gli insegnanti verificheranno periodicamente le abilità e l’adattamento dell’alunno al percorso di apprendimento.</li></ol><h4> </h4><p>Dott.ssa Valentina Tomizza</p><h4>Bibliografia:</h4><p>AID (Associazione Italiana Dislessia) (2009), <em>Disturbi Evolutivi Specifici di Apprendimento. Raccomandazioni per la pratica clinica dei Disturbi Evolutivi Specifici di Apprendimento: dislessia, disortografia, disgrafia e discalculia, </em>Trento, Erikson.</p><p>Istituto Superiore Sanità (ISS) (2011), Consensus conference Disturbi Specifici dell&#8217;Apprendimento, <a href="http://www.aiditalia.org/upload/cc_disturbi_apprendimento_sito.pdf">www.aiditalia.org/upload/cc_disturbi_apprendimento_sito.pdf</a>.</p><p>Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca. Dipartimento per l’Istruzione, CIRCOLARE MINISTERIALE n. 8 del 6 marzo 2013, Oggetto: <em>“Direttiva Ministeriale 27 dicembre 2012 “Strumenti d’intervento per alunni con bisogni educativi speciali e organizzazione territoriale per l’inclusione scolastica”. Indicazioni operative”,</em> http://www.edscuola.eu/wordpress/wp-content/uploads/2013/03/cm008_13.pdf</p><p>Regione autonoma Friuli Venezia Giulia, <em>Delibera n°933 del 23 maggio 2014, </em>http://www.psicoattivita.it/allegati/documenti-materiali/dsa/dsa-delibera.pdf</p>					</div>
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