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	<title>disturbo ossessivo compulsivo &#8211; Psicoterapia Cognitiva Trieste</title>
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	<title>disturbo ossessivo compulsivo &#8211; Psicoterapia Cognitiva Trieste</title>
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		<title>Il Disturbo Ossessivo Compulsivo da Relazione: quando il dubbio ossessivo non permette di vivere la relazione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Valentina Tomizza]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Feb 2021 14:16:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
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					<!-- wp:paragraph -->
<p>Può capitare di chiederci se la persona che abbiamo scelto di sposare o con cui condividere la nostra vita sia veramente la persona “giusta” per noi o se il nostro/a partner ci ami come noi amiamo lui/lei. Alle volte può succedere perfino di chiederci se potevamo aspirare a qualcuno di migliore, se la persona che abbiamo scelto possa offrirci la vita che desideriamo o se i nostri caratteri siano effettivamente compatibili. Altre, semplicemente ci possiamo domandare se lo amiamo o non lo amiamo?</p>
<!-- /wp:paragraph --><!-- wp:paragraph -->
<p>Dubbi e preoccupazioni momentanee di questo tipo sono comuni e passeggeri, sono pensieri che possono comparire spesso in determinate fasi della relazione (ad es. matrimonio, convivenza), ma spesso come sono venuti se ne vanno, oppure ci possono portare a riflessioni che conducono alla fine di una relazione.</p>
<!-- /wp:paragraph --><!-- wp:paragraph -->
<p>Per alcune persone questi <strong>dubbi possono diventare delle ossessioni, dei pensieri intrusivi sentiti in contrapposizione rispetto ai propri valori e/o alla propria esperienza soggettiva della relazione</strong>, causando sofferenza ed emozioni di vergogna e di senso di colpa e la messa in atto di comportamenti compulsivi.</p>
<!-- /wp:paragraph --><!-- wp:paragraph -->
<p>Questo tipo di disturbo è stato categorizzato con il nome di<strong> Disturbo Ossessivo-Compulsivo da Relazione (DOC-R)</strong>. In questo articolo vedremo di che cosa si tratta e quali sono le sue caratteristiche.</p>
<!-- /wp:paragraph --><!-- wp:heading {"level":4} -->
<h3>Caratteristiche del Disturbo Ossessivo Compulsivo da Relazione</h3>
<!-- /wp:heading --><!-- wp:paragraph -->
<p>Il Disturbo Ossessivo Compulsivo da Relazione ha come <strong>focus delle ossessioni le relazioni strette o intime, e in particolare quelle di tipo sentimentale</strong>.</p>
<!-- /wp:paragraph --><!-- wp:paragraph -->
<p>Nello specifico il DOC-R incentrato sulle relazioni intime può presentarsi in due forme diverse:</p>
<!-- /wp:paragraph --><!-- wp:list -->
<ul>
<li>Il <strong>DOC-R centrato sulla relazione</strong>, dove le preoccupazioni e i dubbi sono incentrati sui propri sentimenti verso il partner, i sentimenti del partner verso sé stessi e sull&#8217;adeguatezza della relazione.</li>
<li>Il <strong>DOC-R focalizzato sul partner</strong>, dove le preoccupazioni sono focalizzate sulla percezione di difetti riguardanti il partner e più precisamente possono riguardare: l&#8217;apparenza fisica, la socievolezza, la moralità, la stabilità emotiva, l&#8217;intelligenza e la competenza del proprio partner.</li>
</ul>
<!-- /wp:list --><!-- wp:paragraph -->
<p>Il DOC-R si manifesta con dubbi ossessivi e preoccupazioni concernenti la relazione sentimentale e compulsioni messe in atto per alleviare lo stress associato alla presenza e/o al contenuto delle ossessioni. Le intrusioni possono comparire in forma di pensieri, (ad es. “È quello/a giusto/a?” o “ Lui/lei non è abbastanza bello/a”), o immagini (ad es. il viso del partner), ma anche sotto forma di impulsi (ad es. lasciare il proprio partner). Di solito tali intrusioni sono egodistoniche, in quanto <strong>contraddicono i propri valori</strong> (ad es. “L&#8217;apparenza non dovrebbe essere importante per la scelta del proprio compagno”) <strong>o l&#8217;esperienza soggettiva della relazione</strong> (ad es. “Lo amo, ma non riesco a non domandarmi quali siano i miei sentimenti”). Inoltre, vengono <strong>percepite come inaccettabili e non volute</strong>, e spesso portano a provare sentimenti di <strong>vergogna</strong> e <strong>senso di colpa</strong>, in riferimento al loro contenuto e/o comparsa.</p>
<!-- /wp:paragraph --><!-- wp:heading {"level":4} -->
<h3>Quali sono i meccanismi che mantengono il disturbo?</h3>
<!-- /wp:heading --><!-- wp:paragraph -->
<p>Questo disturbo può coinvolgere un&#8217;ampia gamma di <strong>comportamenti compulsivi e di risposte maladattive</strong>, volti appunto a ridurre il disagio conseguente alle interpretazioni negative riguardanti le intrusioni di tipo relazionale, ma che mantengono il disturbo. Tra questi troviamo:</p>
<!-- /wp:paragraph --><!-- wp:list -->
<ul>
<li><strong>Autocritica</strong>: parlare con sé stessi in modo umiliante (ad es. &#8220;Sono egoista&#8221;, &#8220;Sono uno stupido per aver pensato in questo modo&#8221;).</li>
<li><strong>Monitoraggio degli stati interni</strong>: monitoraggio dei propri sentimenti attuali (ad es. “Che cosa sto provando in questo momento? Sono attratto dal mio partner?”), la loro forza e la loro estensione (ad esempio, “Questo sentimento è &#8220;giusto&#8221; o &#8220;forte&#8221; abbastanza?”).</li>
<li><strong>Ricerca di rassicurazione</strong>: consultarsi con amici, familiari, terapisti e persino con indovini e sensitivi.</li>
<li><strong>Checking o controlli</strong>: ricerca di informazioni sulle relazioni o sulle qualità dei partner su internet (ad es. &#8220;Non sono sicuro dei miei sentimenti&#8221;; &#8220;Non sono sicuro che il mio partner sia abbastanza intelligente&#8221;) o testare i comportamenti del partner (ad es. “Il mio partner risponde alle domande in modo intelligente? Il mio partner reagisce correttamente nelle situazioni sociali?”).</li>
<li><strong>Paragoni</strong>: confrontare le qualità del partner con altri potenziali partner (ad es. colleghi, partner delle proprie amiche, conoscenti o un&#8217;immagine interna del proprio partner ideale) o i propri sentimenti verso i partner passati.</li>
<li><strong>Neutralizzazione</strong>: tenere in mente il pensiero opposto, ricordare situazioni in cui le aspettative sono state soddisfatte, elaborare e rianalizzare le potenziali conseguenze negative di prendere una decisione sbagliata.</li>
<li><strong>Evitamenti</strong>: Evitare le situazioni sociali (ad es. incontrare determinati amici) o particolari attività di svago (ad es. guardare film romantici).</li>
</ul>
<!-- /wp:list --><!-- wp:paragraph -->
<p>Queste ossessioni associate ai comportamenti compulsivi comportano una <strong>sofferenza personale</strong> severa <strong>ma anche della coppia</strong>, e spesso hanno delle <strong>ripercussioni sul funzionamento sociale, lavorativo o in altre aree importanti della vita</strong>.</p>
<!-- /wp:paragraph --><!-- wp:paragraph -->
<p>Come si è potuto constatare questo tipo di disturbo esula dai dilemmi che possono comparire in una determinata fase della nostra vita e dalle comuni difficoltà di coppia che si possono verificare durante il normale corso di una relazione, soprattutto durante la fase di innamoramento o prima di un impegno relazionale. Come le altre sintomatologie ossessive-compulsive, anche quelle che riguardano la relazione richiedono un <strong>trattamento psicoterapeutico</strong> quando causano un disagio significativo e inabilitante.</p>
<p> </p>
<p>Dott.ssa Valentina Tomizza</p>
<p> </p>
<!-- /wp:paragraph --><!-- wp:paragraph -->
<h4>Bibliografia:</h4>
<!-- /wp:paragraph --><!-- wp:paragraph -->
<p>American Psychiatric Association (2013) <em>Diagnostic and statistical manual of mental disorders</em> (5th ed.). American Psychiatric Publishing, Washington, D.C. (Trad. it. Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, Raffaello Cortina, Milano 2014)</p>
<!-- /wp:paragraph --><!-- wp:paragraph -->
<p>Doron, G., &amp; Derby, D. (2017). <em>Assessment and treatment of relationship-related OCD symptoms (ROCD): A modular approach</em>. In J. S. Abramowitz, D. McKay, &amp; E. A. Storch (Eds.), <em>The Wiley Handbook of Obsessive Compulsive Disorders</em>, 547.</p>
<!-- /wp:paragraph --><!-- wp:paragraph -->
<p>Doron G., Derby D., &amp; Szepsenwol O. (2014). Relationship obsessive-compulsive disorder (ROCD): A conceptual framework. <em>Journal of Obsessive-Compulsive and Related Disorders</em>, 3, 169-180.</p>
<!-- /wp:paragraph --><!-- wp:paragraph -->
<p>Doron, G., Derby, D., Szepsenwol. O., &amp; Talmor. D. (2012a). Tainted Love: Exploring relationship-centered obsessive compulsive symptoms in two non- clinical cohorts. J<em>ournal of Obsessive-Compulsive and Related Disorders</em>, 1, 16-24.</p>
<!-- /wp:paragraph --><!-- wp:paragraph -->
<p>Doron, G., Derby, D., Szepsenwol. O., &amp; Talmor. D. (2012b). Flaws and all: Exploring partner-focused obsessive-compulsive symptoms. <em>Journal of Obsessive-Compulsive and Related Disorders</em>, 1, 234-243. </p>
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		<title>Qual è la differenza tra preoccupazioni e pensieri intrusivi?</title>
		<link>https://psicoterapiacognitivatrieste.it/qual-e-la-differenza-tra-preoccupazioni-e-pensieri-intrusivi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Valentina Luciani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Jan 2021 07:51:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Ansia]]></category>
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					<p><strong>Le preoccupazioni sono del tutto normali per noi essere umani</strong>. Tutti, di fronte ad un evento negativo inatteso possiamo sperimentare ansie, preoccupazioni e timori. Preoccuparsi, ci mette in uno <strong>stato di allerta</strong> <strong>e di attivazione</strong> <strong>utile</strong> ad indirizzare le nostre energie per la risoluzione o il fronteggiamento della situazione/problema (<em>problem solving</em>). Una <strong>sana preoccupazione e ansia</strong>, pertanto, è ciò che ci spinge ad affrontare le sfide della vita quotidiana e va vista come un’<strong>alleata </strong>nelle difficoltà.</p><p>Per alcune persone, però, il processo sano e adattivo della preoccupazione potrebbe non funzionare. Può succedere che la preoccupazione si spinga oltre un certo livello e inneschi, così, una reazione di <strong>ansia eccessiva</strong>: di conseguenza la preoccupazione <strong>non spinge più verso la risoluzione del problema</strong>, quanto più su un <strong>vortice di pensieri che blocca letteralmente l’azione</strong>.</p><p>In questo scenario di ansia e preoccupazioni molto intense e invalidanti, talvolta, può capitare che arrivino dei <strong>pensieri intrusivi</strong>, ovvero dei <strong>pensieri o immagini </strong><strong>percepiti come</strong> <strong>esterni, che non riconosciamo come parte di noi</strong>, che si sono introdotti forzatamente, contro la nostra volontà, nella nostra mente.</p><p>Questi pensieri o immagini intrusivi sono solitamente <strong>di natura catastrofica</strong>: possono riguardare la paura che succeda qualcosa a noi o a un nostro caro, come un incidente o una malattia terribilmente brutta; possono presentarsi sottoforma di “<em>flash</em>” come nel caso dei pensieri intrusivi tipici di chi ha subito un trauma (Disturbo Post Traumatico da Stress); possono riguardare la sfera alimentare e tutte le paure correlate al peso e alla forma nel corpo come nel caso delle patologie alimentari oppure un singolo elemento disarmonico del corpo come nel dismofismo corporeo; infine, possono presentarsi sottoforma di pensieri ossessivi (come nel Disturbo Ossessivo Compulsivo) la cui “irruzione” incontrollata costringe la persona a mettere in atto dei comportamenti, definiti rituali, con lo scopo di abbassare l’ansia.</p><p>Tutti possiamo avere dei pensieri intrusivi, ma non per tutti questi pensieri portano a una forma di disagio e sofferenza. Spesso, le persone che si ritrovano improvvisamente a vivere pensieri intrusivi interpretano la difficoltà nel saperli gestire come un fallimento, la prova della propria debolezza, inettitudine e inadeguatezza.</p><h3><strong>I pensieri intrusivi di tipo ossessivo: il Disturbo Ossessivo Compulsivo</strong></h3><p>I pensieri intrusivi ossessivi del Disturbo Ossessivo Compulsivo (DOC) sono particolarmente invalidanti perché solitamente sono caratterizzati da pensieri (dubbi, rimuginii, ecc.) immagini (ad esempio scene violente) o impulsi (ad esempio strangolare qualcuno) ripetitivi e persistenti, che causano un’ansia intensa o un fortissimo disagio emotivo (paura, disgusto o senso di colpa). A volte il disagio provato è descritto come una sgradevole “sensazione che c’è qualcosa che non va” o che qualcosa non sia “a posto” (<em>Not Just Right Experience</em>). Questi fenomeni mentali sono percepiti come disturbanti ed incontrollabili da chi li sperimenta.</p><p>Occasionalmente tutti possono avere dei pensieri intrusivi di tipo ossessivo (circa l’80% della popolazione generale), ma ciò che rende differente un pensiero ossessivo “comune” da quello tipico del DOC deriva dalla frequenza, meno pressante, e dalla valutazione che la persona fa delle proprie ossessioni, ovvero le persone tendenzialmente non danno loro troppa importanza e non sentono di mettere in discussione se stessi o i propri valori per il fatto di aver avuto tali pensieri.</p><p>Nel DOC, quindi, proprio perché vi è l’inaccettabilità del contenuto del pensiero, la persona cerca di ignorare o sopprimere le ossessioni attraverso dei comportamenti definiti rituali, cerimoniali o compulsioni, che hanno lo scopo di neutralizzare o sopprimere il pensiero e/o l’immagine ossessiva.</p><p>Il contenuto di questi pensieri, immagini o impulsi può variare da persona a persona. In linea generale è stato possibile identificare i seguenti tipi:</p><ul><li><em>ossessioni di contaminazione:</em> pensieri o immagini relativi al dubbio di essere entrato in contatto con sostanze contaminanti o disgustose, di solito seguiti da rituali di lavaggio;</li><li><em>ossessioni superstiziose:</em> pensieri o immagini relativi a eventi catastrofici che possono accadere a sé o ad altri se non si eseguono certi rituali;</li><li><em>ossessioni di danno:</em> pensieri o immagini riguardanti il possibile danno a sé o ad altri causato dalle proprie disattenzioni, solitamente seguiti da rituali di controllo;</li><li><em>ossessioni aggressive:</em> pensieri, immagini o impulsi di far del male ad altre persone pur non volendolo, ad esempio temere di maneggiare un coltello per la paura di non sapersi “controllare” dall’impulso di far male a qualcuno;</li><li><em>ossessioni autolesive:</em> pensieri, immagini o impulsi di far del male a sé stessi, ad esempio sentendo l’impulso di volersi buttare giù dalla finestra, pur non desiderandolo;</li><li><em>ossessioni di omosessualità:</em> pensieri, immagini o impulsi sessuali che innescano nella persona eterosessuale il dubbio di poter essere omosessuale latente;</li><li><em>ossessioni di relazione:</em> pensieri, immagini o impulsi sessuali verso altre persone che innescano dubbi sull’adeguatezza della propria relazione o del proprio partner;</li><li><em>ossessioni sessuali e di pedofilia:</em> pensieri, immagini o impulsi intrusivi di tipo sessuale, anche rivolti nei confronti di bambini che scatenano l’intensa paura di poter essere perversi o pedofili, anche se la persona non è assolutamente attratta dai bambini;</li><li><em>ossessioni religiose:</em> pensieri, immagini o impulsi blasfemi, ad esempio bestemmiare in un luogo sacro.</li></ul><p>In sintesi, quando la persona mette in relazione l’evento temuto con una <strong>propria responsabilità e la propria identità </strong>(soprattutto in termini morali), allora questo diventa critico per l’innesco del <strong>dubbio ossessivo</strong>. Quando l’ossessione si presenta, la persona tende ad attribuire<strong> un’importanza eccessiva al pensiero, sovrastimare la possibilità di controllarlo e</strong>, infine, <strong>sovrastimare la pericolosità dell’emozione associata </strong>(Mancini, 2016).</p><p>Infine, Mancini (2016), uno dei principali studiosi del DOC in Italia, afferma che poter comprendere il confine tra un pensiero intrusivo e un’ossessione è importante notare se il nostro dubbio sta assumendo le caratteristiche della <strong>scrupolosità,</strong> ossia se a conclusione di un ragionamento seguono nuovi dubbi o ragionamenti del tipo “<em>e se magari…”, “e se fossi davvero…”, “e se non fosse un ossessione…</em>”. A quel punto <strong>la ricorsività e la scrupolosità ci indicherebbero che siamo nel campo dell’ossessività</strong>.</p><p><strong>Sia che si tratti di preoccupazioni intense e invalidanti, di pensieri intrusivi o di pensieri ossessivi, la </strong><strong>Terapia Cognitivo Comportamentale </strong>risulta <strong>molto utile,</strong> aiutando innanzitutto la persona a riconoscere i pensieri, distinguere tra quelli utili e funzionali e quelli disfunzionali e irrazionali. Le tecniche utilizzate si rivelano poi ottime alleate per la loro messa in discussione al fine di riacquisire una percezione di controllo di sé più funzionale.</p><p>Dott.ssa Valentina Luciani</p><h4> </h4><h4>Bibliografia:</h4><p>D.A. Clark e A.T. Beck (2016). Il manuale dell&#8217;ansia e delle preoccupazioni. La soluzione cognitivo comportamentale. Positive Press.</p><p>F. Mancini (2016) La mente ossessiva. Curare il disturbo ossessivo-compulsivo. Raffaello Cortina Editore.</p>					</div>
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