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	<title>psicoterapia &#8211; Psicoterapia Cognitiva Trieste</title>
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		<title>Terapia Metacognitiva Interpersonale: l&#8217;importanza degli schemi</title>
		<link>https://psicoterapiacognitivatrieste.it/terapia-metacognitiva-interpersonale-limportanza-degli-schemi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Talia Urso]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Feb 2021 07:31:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[psicoterapia]]></category>
		<category><![CDATA[schemi]]></category>
		<category><![CDATA[schemi interpersonali]]></category>
		<category><![CDATA[terapia cognitivo-comportamentale]]></category>
		<category><![CDATA[terapia metacognitivo interpersonale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Terapia Metacognitiva Interpersonale (TMI) è una forma di terapia cognitiva. La TMI promuove la capacità di riconoscere e dare senso alle emozioni proprie e altrui e al modo in cui esse sono correlate a pensieri e comportamenti. Questo tipo di terapia, attraverso tecniche mirate e curando in particolar modo la relazione terapeutica, mira ad&#8230;</p>
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<p>La Terapia Metacognitiva Interpersonale (TMI) è una forma di terapia cognitiva. La TMI promuove la capacità di riconoscere e dare senso alle emozioni proprie e altrui e al modo in cui esse sono correlate a pensieri e comportamenti. Questo tipo di terapia, attraverso tecniche mirate e curando in particolar modo la relazione terapeutica, mira ad aiutare la persona a creare rapporti con gli altri, caratterizzati da benessere e senso di realizzazione.</p>



<p>Quante volte ti sei trovato nella vita a riaffrontare le stesse difficoltà relazionali?</p>



<p>Quante volte hai sperimentato in un litigio con il partner emozioni simili a quelle che sentivi nel rapporto con tuo padre o tua madre?&nbsp;</p>



<p>Ti è mai successo di ritrovarti in situazioni simili, che ti fanno soffrire, in seguito alla reazione ad una tua richiesta da parte di una persona per te significativa?</p>



<h2>Gli schemi</h2>



<p>Per muoversi nel mondo, entrare in relazione e costruire la nostra storia abbiamo bisogno di un sistema che ci permetta di organizzare in modo coerente tutto ciò che ci succede. Questo è ciò che avviene con gli schemi interpersonali, che hanno la funzione di attribuire senso a ciò che accade all’interno delle relazioni. Gli schemi, dunque, vengono costruiti nel tempo, grazie alle interazioni continue con “l’altro”, che può essere un genitore, un fratello, un nonno ma anche amici e conoscenti.&nbsp;</p>



<p>Come abbiamo detto, gli schemi interpersonali hanno molteplici funzioni, ma nello specifico ci aiutano a:</p>



<ol><li>Prevedere in che modo gli altri risponderanno alle nostre richieste</li><li>Selezionare informazioni importanti per noi</li><li>Decodificare ciò che sta accadendo nella relazione reale</li><li>Guidare le nostre azioni per ottenere il soddisfacimento dei nostri desideri</li><li>Orientare l’evocazione di ricordi e strutturarli in modo coerente con il nostro schema</li><li>Indurre negli altri reazioni emotive e comportamentali.</li></ol>



<h2>Gli schemi maladattivi</h2>



<p>Uno schema che funziona bene può aiutarci ad avere relazioni interpersonali davvero soddisfacenti.&nbsp;</p>



<p>Ma perché, allora, sono molte le persone che vengono in terapia lamentando difficoltà enormi nel rapporto con l’altro? Questo accade quando ci ritroviamo di fronte a schemi maladattivi.&nbsp;</p>



<p>Infatti, quando si attiva uno schema maladattivo possiamo mettere in atto azioni schema-guidate che elicitano nell’altro risposte contrarie a quelle desiderate. Facciamo un esempio concreto. Nel caso in cui desiderassimo sentirci al sicuro e temessimo, invece, che l’altro ci possa aggredire, trattare male e umiliarci, potremmo entrare in relazione con l’altro con sospetto o atteggiamenti di aggressività. La risposta dell’altro, che si sente a sua volta aggredito e vittima di sospetto, potrebbe essere una reazione vigile e sostenuta. In una condizione simile, vedremmo, quindi, avverarsi esattamente ciò che temiamo. Potremmo, però, non essere consapevoli di quanto le nostre azioni (atteggiamento aggressivo e sospettoso) abbiano influenzato la risposta dell’altro alla nostra richiesta.&nbsp;</p>



<p>Lo schema, come si può intuire dall’esempio precedente, ha una struttura ben precisa:</p>



<ul><li><em>Wish o desiderio che guida lo schema</em></li><li><em>Immagine di sé sottesa al wish</em></li><li><em>Procedura “se….allora”</em></li><li><em>Risposta dell’Altro</em></li><li><em>Risposta del sé alla risposta dell’Altro</em></li></ul>



<p>Uno schema maladattivo può presentarsi, anche, come segue: partendo da una immagine di sé per esempio di “non amabilità”, al desiderio di ricevere conforto segue una procedura “se…allora” ovvero “se mostro il mio dolore allora…” con una risposta del tipo “l’altro mi rifiuta” che attiva una risposta del sé alla risposta dell’altro “provo tristezza, mi chiudo in me stesso e sento che la mia immagine di persona non amabile viene confermata”.&nbsp;&nbsp;</p>



<h2>Desideri e motivazioni che ci guidano</h2>



<p>Le motivazioni (wish) che guidano gli schemi sono frutto dell’evoluzione e possono essere uno dei seguenti sistemi:</p>



<ol><li>Attaccamento: desidero cure e protezione</li><li>Rango/agonismo/competizione: cerco riconoscimento, voglio essere apprezzato, stimato e valorizzato. Si attiva in caso di risorse limitate o se percepisco che il mio valore è stato messo in discussione.</li><li>Autonomia/esplorazione/agency: voglio conoscere il mondo, esplorare l’ambiente. Le mie idee e i miei piani hanno senso e valore e meritano di essere perseguiti.</li><li>Appartenenza al gruppo/inclusione sociale: ho bisogno di sentirmi parte di una comunità e condividere valori, rituali e pratiche.&nbsp;</li><li>Accudimento: Sono motivato a prendermi cura di chi sento essere fragile e vulnerabile.&nbsp;</li><li>Cooperazione: Desidero cooperare tra pari e raggiungere un obiettivo comune.</li><li>Sessualità/sensualità: desidero formare legami affettivi stabili.</li><li>Ricerca di sicurezza (sistema di difesa): Voglio sentirmi al sicuro e sono pronto a riconoscere minacce alla mia integrità.&nbsp;</li></ol>



<p>Uno degli scopi della Terapia Metacognitiva Interpersonale è permettere al paziente di inseguire le proprie motivazioni e accedere ad una rappresentazione nucleare di sé positiva, un sé sano, che gli permetta di costruire relazioni appaganti.&nbsp;</p>



<h2>La TMI nello studio del professionista</h2>



<p>Gli psicoterapeuti dello Studio di Psicoterapia Cognitiva sono formati in TMI e utilizzando questo approccio, quando opportuno, per lavorare sugli schemi maladattivi che si attivano in seduta e nella vita quotidiana della persona. Se sei interessato a cominciare una terapia di stampo interpersonale puoi contattarci per un appuntamento.</p>



<p>In terapia raccoglieremo episodi narrativi, promuoveremo l’accesso agli stati interni e offriremo strumenti per gestire i sintomi e regolare le emozioni. Inoltre, ottenuta una alleanza terapeutica solida, ti coinvolgeremo in immaginazioni guidate, esperimenti comportamentali, esercizi corporei e tecniche di Mindfulness. Lo scopo di questo tipo di terapia è migliorare il monitoraggio cognitivo, favorire l’agency (la consapevolezza di essere abitati da desideri, intenzioni e scopi e la capacità di mettere in atto azioni finalizzate al raggiungimento di questi scopi) e regolare l’emotività.</p>



<h3><strong>Bibliografia</strong></h3>



<p><a href="http://www.centrotmiroma.altervista.org">http://www.centrotmiroma.altervista.org</a></p>



<p>Dimaggio, Montano, Popolo, Salvatore. Terapia metacognitiva interpersonale dei disturbi di personalità – Raffaello Cortina Editore</p>



<p>Dimaggio, Ottavi, Popolo, Salvatore. Corpo, immaginazione e cambiamento. Terapia metacognitiva interpersonale&nbsp;– Raffaello Cortina Editore</p>
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		<title>I sintomi dell&#8217;ansia: riconoscerla per imparare a gestirla</title>
		<link>https://psicoterapiacognitivatrieste.it/i-sintomi-dellansia-riconoscerla-per-imparare-a-gestirla/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberta Giurco]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Jan 2021 08:16:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Ansia]]></category>
		<category><![CDATA[attacchi di panico]]></category>
		<category><![CDATA[panico]]></category>
		<category><![CDATA[psicoterapia]]></category>
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					<p>Il termine<strong> “ansia”</strong> è largamente usato per indicare un complesso di reazioni cognitive, comportamentali e fisiologiche che si manifestano in seguito alla percezione di uno stimolo ritenuto minaccioso e nei cui confronti non ci riteniamo sufficientemente capaci di reagire.</p><p>L’ansia di per sé, tuttavia, non è un fenomeno anormale. Si tratta di un’emozione di base, che comporta uno stato di attivazione dell’organismo quando una situazione viene percepita soggettivamente come pericolosa.</p><p><strong>Sintomi cognitivi dell’ansia</strong></p><p>Dal punto di vista cognitivo i sintomi tipici dell’ansia sono:</p><ul><li>il senso di vuoto mentale</li><li>un senso crescente di allarme e di pericolo</li><li>l’induzione di immagini, ricordi e pensieri negativi</li><li>la messa in atto di comportamenti protettivi cognitivi</li><li>la sensazione marcata di essere osservati e di essere al centro dell’attenzione altrui.</li></ul><p><strong>Sintomi comportamentali dell’ansia</strong></p><p>Nella specie umana l’ansia si traduce in una tendenza immediata all’esplorazione dell’ambiente, nella ricerca di spiegazioni, rassicurazioni e vie di fuga. La strategia principale istintiva di gestione dell’ansia è inoltre l’<strong>evitamento</strong> <strong>della situazione temuta</strong> (strategia “<em>better safe than sorry</em>” – “meglio prevenire che curare”).</p><p>Sono frequenti, inoltre, <strong>comportamenti protettivi</strong> (farsi accompagnare, assumere ansiolitici al bisogno, ecc.), <strong>anassertivi e di sottomissione</strong>.</p><p><strong>Sintomi fisici dell’ansia</strong></p><p>L’ansia, inoltre, è spesso accompagnata da manifestazioni fisiche e fisiologiche quali:</p><ul><li>tensione</li><li>tremori</li><li>sudore</li><li>palpitazioni</li><li>aumento della frequenza cardiaca</li><li>vertigini</li><li>nausea</li><li>formicolii alle estremità ed intorno alla bocca</li><li>derealizzazione e depersonalizzazione.</li></ul><h3><strong>Attacco d’ansia e attacco di panico</strong></h3><p>Il termine “<strong>attacco di ansia</strong>” non si trova nei manuali, ma possiamo utilizzarlo per descrivere un’esperienza d’ansia intensa che però non soddisfa i criteri diagnostici per un attacco di panico. Possiamo provare ansia in molti contesti e sentirci sopraffatti da questa emozione.</p><p>Invece, <strong>l’attacco di panico</strong> è un breve episodio di ansia intollerabile che ha un’intensità e una durata maggiore rispetto a un attacco di ansia. É caratterizzato da sentimenti di apprensione, paura o terrore: la persona vive un senso di catastrofe imminente o una paura di morire o, ad esempio, di avere un attacco di cuore.</p><p><strong>La caratteristica principale dell’attacco di panico</strong><strong> è l’imprevedibilità</strong>, ovvero arriva improvvisamente. È questo il motivo per cui le persone ne sono tanto spaventate. La realtà, invece, è diversa: <strong>l’attacco di panico</strong> <strong>ha sempre un fattore scatenante</strong>, anche quando non si è in grado di riconoscerlo come tale.</p><p>Dopo aver provato una volta la spiacevole esperienza di un <strong>attacco di panico</strong>, la persona colpita teme ovviamente che possa accadere di nuovo. Si innesca, dunque, un circolo vizioso che può trasformare il singolo <strong>attacco di panico</strong> in un vero e proprio <strong>Disturbo di Panico</strong>: si apprende così ad avere “<strong>paura della paura</strong>”.</p><p>L’<strong>ansia</strong> non è solo un limite o un disturbo, ma costituisce una importante risorsa. È, infatti, una condizione fisiologica efficace in molti momenti della vita per proteggerci dai rischi, mantenere lo stato di allerta e migliorare le prestazioni (ad es., sotto esame). Imparare a gestire l’ansia (non sconfiggerla!) è importante per tornare a vivere questa emozione in modo evolutivamente funzionale.</p><p>Dott.ssa Roberta Giurco</p><p> </p><h4>Fonti:</h4><p class="Corpo" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 12.0pt; font-family: 'Arial',sans-serif;">Andrews (2003). Trattamento dei disturbi d&#8217;ansia. Guide per il clinico e manuali per chi soffre del disturbo. Centro Scientifico Editore</span></p><p class="Corpo" style="text-align: justify;">www.ipsico.it/sintomi-cura/ansia/</p>					</div>
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		<title>Terapia di coppia: come funziona e a cosa serve?</title>
		<link>https://psicoterapiacognitivatrieste.it/terapia-di-coppia-come-funziona-e-a-cosa-serve/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberta Giurco]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Nov 2020 16:32:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[assertività]]></category>
		<category><![CDATA[cbt]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[coppia]]></category>
		<category><![CDATA[critica]]></category>
		<category><![CDATA[disprezzo]]></category>
		<category><![CDATA[psicoterapia]]></category>
		<category><![CDATA[psicoterapia cognitivo comportamentale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quali sono i segni che la coppia funziona in modo disfunzione? Cosa notiamo in una coppia che necessita di una terapia di coppia? Per discutere dei “sintomi” di una coppia disfunzionale, seguiamo delle idee di John Gottman, il famoso psicologo americano considerato un autorità nel campo della psicoterapia di coppia. Gottmann sostiene che vi siano&#8230;</p>
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<p>Quali sono i segni che la coppia funziona in modo disfunzione? Cosa notiamo in una coppia che necessita di una terapia di coppia? Per discutere dei “sintomi” di una coppia disfunzionale, seguiamo delle idee di John Gottman, il famoso psicologo americano considerato un autorità nel campo della psicoterapia di coppia.</p>



<p>Gottmann sostiene che vi siano quattro comportamenti che rappresentano le avvisaglie di una probabile rottura della coppia:</p>



<ol><li><strong>La critica</strong>: i partner si esprimono vicendevolmente critiche maggiormente di quanto si esprimono apprezzamenti. tendono a criticarsi per il fatto di essere diversi.Non producono cambiamenti positivi, avvicinamenti e comprensioni reciproche. Anzi, i vissuti tipici e le frasi caratteristiche dei partner di una coppia in cui è forte la critica sono: “Non mi sento accettato/a per quello che sono”, “Vengo sempre criticato/a”, “Mai una volta che mi venga detto che ho fatto una cosa bene”, “Qualsiasi cosa io faccia, verrò sicuramente biasimato/a”. In una situazione del genere, la coppia diviene un luogo faticoso e i partner, anche non volendolo, si allontanano progressivamente l’uno dall’altro.</li><li><strong>Il disprezzo</strong>: Gottman ha osservato che nelle coppie dirette verso la rottura, l’abitudine a reagire col disprezzo e ostilità rappresenta la consuetudine. Al contrario, le coppie maggiormente&nbsp; armoniose tendono a incappare solo raramente o mai nelle reazioni di disprezzo: di solito hanno una comunicazione che tende a sostenere e a valorizzare l’altro. Il disprezzo può palesarsi verbalmente e con il tono della voce, lo sguardo, la postura e i gesti. Il sarcasmo, il cinismo, l’alzare gli occhi al cielo, gli insulti sono tutte manifestazioni di disprezzo.</li><li><strong>La difensiva</strong>: In queste coppie i partner passano molto tempo a giustificarsi e a tentare di dimostrare che le critiche dell’altro sono ingiustificate. Le conseguenze emotive dell’atteggiamento difensivo sono che ciascun partner si sentirà incompreso e, in definitiva, sempre più solo.</li><li><strong> L&#8217;ostruzionismo</strong>: chiudersi in sé e interrompere ogni comunicazione con l’altro.</li></ol>



<p>Accade che un partner cerca di parlare e l’altro smette di comunicare, non fornendo più segnali di voler capire o di voler ascoltare. Insomma un partner comunica e l’altro lo ignora. Spesso l’ostruzionismo è l’atteggiamento che un partner assume, quando si sente impotente e esasperato dopo un lungo periodo di liti contraddistinte da critiche, disprezzo e atteggiamenti difensivi. Le ricerche hanno mostrato infatti che l’assenza di risposta stimola nell’altro un senso di pericolo maggiore anche di un attacco o di una critica diretta. Per questo motivo all’interno di molte coppie si cerca attivamente la “punzecchiatura” o la lite, pensando in modo inconsapevole: “se l’altro si arrabbierà, per lo meno avrò la certezza di esistere per lui/lei”.</p>



<p>Gottman ha osservato che le coppie dove uno o entrambi i partner si chiudono in se stessi e smettono di comunicare vicendevolmente, sono le coppie che con maggiore probabilità finiranno.</p>



<p>Come sanno i terapeuti di coppia, è più facile ristabilire l’armonia di coppia tra due partner che litigano spesso, piuttosto che tra due partner che hanno interrotto la propria comunicazione emotiva. E chiaramente, da più tempo tale interruzione ha luogo, e maggiori sono le difficoltà per la coppia di “guarire”.</p>



<p>La terapia di coppia è uno strumento molto efficace, mirato e altamente specifico. In terapia di coppia i partner hanno la possibilità di contattare le proprie autentiche emozioni e i propri profondi bisogni affettivi (spesso frustrati). Ciò viene facilitato dal fatto di trovarsi in un ambiente riservato e protetto e di essere assistiti da uno psicoterapeuta formalmente preparato a questo scopo.</p>



<p>Perché la terapia di coppia possa avere inizio , è necessario che siano presenti le seguenti&nbsp; condizioni:</p>



<ul><li>Lo psicoterapeuta deve essere specializzato nella terapia di coppia.</li><li>I partner devono essere stati innamorati l’uno dell’altra prima che insorgessero le difficoltà: &nbsp;la coppia deve essere esistita già prima della terapia: non è possibile trovare l’amore in terapia di coppia, se questo non c’è mai stato.</li><li>I partner devono essere disposti a &nbsp;impegnarsi e a&nbsp;investire le proprie energie nel percorso terapeutico per un periodo di tempo anche prolungato.</li><li>I comportamenti distruttivi della coppia non devono sfociare regolarmente in aggressività violenta e&nbsp;incontrollabile. In questo caso è necessario prima intervenire con un percorso di terapia individuale finalizzata alla gestione dell’aggressività.</li></ul>



<p>Dott.ssa Roberta Giurco</p>
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