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	<title>preoccupazioni &#8211; Psicoterapia Cognitiva Trieste</title>
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		<title>L&#8217;ansia per la salute: caratteristiche e sintomi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Roberta Giurco]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Feb 2021 13:39:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Ansia]]></category>
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					<p>La caratteristica essenziale dell’<strong>Ansia per la salute </strong>o <strong>Ipocondria</strong> è la preoccupazione legata alla paura di avere, oppure alla convinzione di avere, una grave malattia. Questa è solitamente basata sulla errata interpretazione di uno o più segni o sintomi fisici. L’aspetto principale dell’<strong>ipocondria</strong> è che la paura o la convinzione ingiustificate di avere una malattia persistono nonostante le rassicurazioni mediche.</p><p>Si può parlare di <strong>ansia di malattia</strong> (o <strong>paura delle malattie</strong>), ovviamente, solo se una valutazione medica completa ha escluso qualunque condizione medica che possa spiegare pienamente i segni o sintomi fisici. Può comunque esistere un’ansia eccessiva di malattia anche quando è presente una malattia organica non grave.</p><h3>Quali sono i criteri diagnostici?</h3><p>Secondo l’ultima versione del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali &#8211; DSM-5 (APA, 2013), l’ipocondria è classificata all&#8217;interno dei disturbi da sintomi somatici con il nome di disturbo da ansia di malattia.</p><p>Per porre diagnosi per tale disturbo sono richiesti i seguenti criteri:</p><ol><li>Preoccupazione di avere o contrarre una grave malattia.</li><li>I sintomi somatici non sono presenti o, se presenti, sono solo di lieve intensità. Se è presente un’altra condizione medica o vi è un rischio elevato di svilupparla, la preoccupazione è chiaramente eccessiva o sproporzionata.</li><li>È presente un elevato livello di ansia riguardante la salute e l’individuo si allarma facilmente riguardo il proprio stato di salute.</li><li>L’individuo attua eccessivi comportamenti correlati alla salute (per es., controlla ripetutamente il proprio corpo cercando segni di malattia) o presenta un evitamento disadattivo (per es., evita visite mediche e ospedali).</li><li>La preoccupazione per la malattia è presente da almeno 6 mesi, ma la specifica patologia temuta può cambiare nel corso di tale periodo di tempo.</li><li>La preoccupazione riguardante la malattia non è meglio spiegata da un altro disturbo mentale, come il disturbo da sintomi somatici, il disturbo di panico, il disturbo d’ansia generalizzata, il disturbo di dismorfismo corporeo, il disturbo ossessivo-compulsivo o il disturbo delirante, tipo somatico.</li></ol><p>La persona con ansia per la salute non riconosce la natura psicologica del suo disturbo e persevera nel cercare una spiegazione medica al suo disagio. Il timore di sviluppare una patologia medica rivela pertanto un grande senso di vulnerabilità, che sarà il target della psicoterapia.</p><h3>Sintomi</h3><p>I <strong>sintomi dell</strong><strong>’</strong><strong>ipocondria</strong> sono riconducibili a preoccupazioni nei confronti di:</p><ul><li><strong>funzioni corporee</strong> (per es. il battito cardiaco, la traspirazione o la peristalsi);</li><li><strong>alterazioni fisiche di lieve entità</strong> (per es. una piccola ferita o un occasionale raffreddore);</li><li><strong>sensazioni fisiche vaghe o ambigue</strong> (per es. “cuore affaticato”, “vene doloranti”).</li></ul><h3>Cause</h3><p>Riguardo alle probabili <strong>cause</strong> dell’ipocondria, è stato ipotizzato che <strong>malattie gravi vissute nell</strong><strong>’</strong><strong>infanzia ed esperienze pregresse di malattia di un membro della famiglia</strong> siano associate al manifestarsi dei sintomi ipocondriaci. Alcuni, invece, ritengono che questo disturbo riveli certe disposizioni, rappresentazioni e <strong>tratti di personalità della persona</strong> (per es., tendenza eccessiva al controllo).</p><h3>Esordio</h3><p>La paura delle malattie <strong>può esordire a qualunque età</strong>, ma si pensa che l’età più comune di esordio sia la prima età adulta. Il <strong>decorso è solitamente cronico</strong>, <strong>con i sintomi che vanno e vengono</strong>, ma talora si verifica una completa remissione dell’ipocondria.</p><h3>Terapia</h3><p>La forma di <strong>psicoterapia </strong>che la ricerca scientifica ha dimostrato essere più efficace per l’ansia per la salute è quella <strong>cognitivo-comportamentale</strong>. Tale terapia coinvolge attivamente il paziente nella risoluzione del disturbo e si concentra sull’apprendimento di modalità di pensiero e di comportamento più funzionali.</p><p> </p><h4>Bibliografia:</h4><p>Asmundson Gordon J. G., Taylor Steven (2018). La paura delle malattie. Affrontare e superare l&#8217;ansia per la salute e l&#8217;ipocondria. Centro Studi Erickson </p><p>Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (2014) Quinta edizione, DSM-5. Raffaello Cortina Editore, Milano.</p>					</div>
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		<title>Qual è la differenza tra preoccupazioni e pensieri intrusivi?</title>
		<link>https://psicoterapiacognitivatrieste.it/qual-e-la-differenza-tra-preoccupazioni-e-pensieri-intrusivi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Valentina Luciani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Jan 2021 07:51:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Ansia]]></category>
		<category><![CDATA[disturbi ansia]]></category>
		<category><![CDATA[disturbo ossessivo compulsivo]]></category>
		<category><![CDATA[doc]]></category>
		<category><![CDATA[emozioni]]></category>
		<category><![CDATA[pensieri intrusivi]]></category>
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<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://psicoterapiacognitivatrieste.it/qual-e-la-differenza-tra-preoccupazioni-e-pensieri-intrusivi/">Qual è la differenza tra preoccupazioni e pensieri intrusivi?</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://psicoterapiacognitivatrieste.it">Psicoterapia Cognitiva Trieste</a>.</p>
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					<p><strong>Le preoccupazioni sono del tutto normali per noi essere umani</strong>. Tutti, di fronte ad un evento negativo inatteso possiamo sperimentare ansie, preoccupazioni e timori. Preoccuparsi, ci mette in uno <strong>stato di allerta</strong> <strong>e di attivazione</strong> <strong>utile</strong> ad indirizzare le nostre energie per la risoluzione o il fronteggiamento della situazione/problema (<em>problem solving</em>). Una <strong>sana preoccupazione e ansia</strong>, pertanto, è ciò che ci spinge ad affrontare le sfide della vita quotidiana e va vista come un’<strong>alleata </strong>nelle difficoltà.</p><p>Per alcune persone, però, il processo sano e adattivo della preoccupazione potrebbe non funzionare. Può succedere che la preoccupazione si spinga oltre un certo livello e inneschi, così, una reazione di <strong>ansia eccessiva</strong>: di conseguenza la preoccupazione <strong>non spinge più verso la risoluzione del problema</strong>, quanto più su un <strong>vortice di pensieri che blocca letteralmente l’azione</strong>.</p><p>In questo scenario di ansia e preoccupazioni molto intense e invalidanti, talvolta, può capitare che arrivino dei <strong>pensieri intrusivi</strong>, ovvero dei <strong>pensieri o immagini </strong><strong>percepiti come</strong> <strong>esterni, che non riconosciamo come parte di noi</strong>, che si sono introdotti forzatamente, contro la nostra volontà, nella nostra mente.</p><p>Questi pensieri o immagini intrusivi sono solitamente <strong>di natura catastrofica</strong>: possono riguardare la paura che succeda qualcosa a noi o a un nostro caro, come un incidente o una malattia terribilmente brutta; possono presentarsi sottoforma di “<em>flash</em>” come nel caso dei pensieri intrusivi tipici di chi ha subito un trauma (Disturbo Post Traumatico da Stress); possono riguardare la sfera alimentare e tutte le paure correlate al peso e alla forma nel corpo come nel caso delle patologie alimentari oppure un singolo elemento disarmonico del corpo come nel dismofismo corporeo; infine, possono presentarsi sottoforma di pensieri ossessivi (come nel Disturbo Ossessivo Compulsivo) la cui “irruzione” incontrollata costringe la persona a mettere in atto dei comportamenti, definiti rituali, con lo scopo di abbassare l’ansia.</p><p>Tutti possiamo avere dei pensieri intrusivi, ma non per tutti questi pensieri portano a una forma di disagio e sofferenza. Spesso, le persone che si ritrovano improvvisamente a vivere pensieri intrusivi interpretano la difficoltà nel saperli gestire come un fallimento, la prova della propria debolezza, inettitudine e inadeguatezza.</p><h3><strong>I pensieri intrusivi di tipo ossessivo: il Disturbo Ossessivo Compulsivo</strong></h3><p>I pensieri intrusivi ossessivi del Disturbo Ossessivo Compulsivo (DOC) sono particolarmente invalidanti perché solitamente sono caratterizzati da pensieri (dubbi, rimuginii, ecc.) immagini (ad esempio scene violente) o impulsi (ad esempio strangolare qualcuno) ripetitivi e persistenti, che causano un’ansia intensa o un fortissimo disagio emotivo (paura, disgusto o senso di colpa). A volte il disagio provato è descritto come una sgradevole “sensazione che c’è qualcosa che non va” o che qualcosa non sia “a posto” (<em>Not Just Right Experience</em>). Questi fenomeni mentali sono percepiti come disturbanti ed incontrollabili da chi li sperimenta.</p><p>Occasionalmente tutti possono avere dei pensieri intrusivi di tipo ossessivo (circa l’80% della popolazione generale), ma ciò che rende differente un pensiero ossessivo “comune” da quello tipico del DOC deriva dalla frequenza, meno pressante, e dalla valutazione che la persona fa delle proprie ossessioni, ovvero le persone tendenzialmente non danno loro troppa importanza e non sentono di mettere in discussione se stessi o i propri valori per il fatto di aver avuto tali pensieri.</p><p>Nel DOC, quindi, proprio perché vi è l’inaccettabilità del contenuto del pensiero, la persona cerca di ignorare o sopprimere le ossessioni attraverso dei comportamenti definiti rituali, cerimoniali o compulsioni, che hanno lo scopo di neutralizzare o sopprimere il pensiero e/o l’immagine ossessiva.</p><p>Il contenuto di questi pensieri, immagini o impulsi può variare da persona a persona. In linea generale è stato possibile identificare i seguenti tipi:</p><ul><li><em>ossessioni di contaminazione:</em> pensieri o immagini relativi al dubbio di essere entrato in contatto con sostanze contaminanti o disgustose, di solito seguiti da rituali di lavaggio;</li><li><em>ossessioni superstiziose:</em> pensieri o immagini relativi a eventi catastrofici che possono accadere a sé o ad altri se non si eseguono certi rituali;</li><li><em>ossessioni di danno:</em> pensieri o immagini riguardanti il possibile danno a sé o ad altri causato dalle proprie disattenzioni, solitamente seguiti da rituali di controllo;</li><li><em>ossessioni aggressive:</em> pensieri, immagini o impulsi di far del male ad altre persone pur non volendolo, ad esempio temere di maneggiare un coltello per la paura di non sapersi “controllare” dall’impulso di far male a qualcuno;</li><li><em>ossessioni autolesive:</em> pensieri, immagini o impulsi di far del male a sé stessi, ad esempio sentendo l’impulso di volersi buttare giù dalla finestra, pur non desiderandolo;</li><li><em>ossessioni di omosessualità:</em> pensieri, immagini o impulsi sessuali che innescano nella persona eterosessuale il dubbio di poter essere omosessuale latente;</li><li><em>ossessioni di relazione:</em> pensieri, immagini o impulsi sessuali verso altre persone che innescano dubbi sull’adeguatezza della propria relazione o del proprio partner;</li><li><em>ossessioni sessuali e di pedofilia:</em> pensieri, immagini o impulsi intrusivi di tipo sessuale, anche rivolti nei confronti di bambini che scatenano l’intensa paura di poter essere perversi o pedofili, anche se la persona non è assolutamente attratta dai bambini;</li><li><em>ossessioni religiose:</em> pensieri, immagini o impulsi blasfemi, ad esempio bestemmiare in un luogo sacro.</li></ul><p>In sintesi, quando la persona mette in relazione l’evento temuto con una <strong>propria responsabilità e la propria identità </strong>(soprattutto in termini morali), allora questo diventa critico per l’innesco del <strong>dubbio ossessivo</strong>. Quando l’ossessione si presenta, la persona tende ad attribuire<strong> un’importanza eccessiva al pensiero, sovrastimare la possibilità di controllarlo e</strong>, infine, <strong>sovrastimare la pericolosità dell’emozione associata </strong>(Mancini, 2016).</p><p>Infine, Mancini (2016), uno dei principali studiosi del DOC in Italia, afferma che poter comprendere il confine tra un pensiero intrusivo e un’ossessione è importante notare se il nostro dubbio sta assumendo le caratteristiche della <strong>scrupolosità,</strong> ossia se a conclusione di un ragionamento seguono nuovi dubbi o ragionamenti del tipo “<em>e se magari…”, “e se fossi davvero…”, “e se non fosse un ossessione…</em>”. A quel punto <strong>la ricorsività e la scrupolosità ci indicherebbero che siamo nel campo dell’ossessività</strong>.</p><p><strong>Sia che si tratti di preoccupazioni intense e invalidanti, di pensieri intrusivi o di pensieri ossessivi, la </strong><strong>Terapia Cognitivo Comportamentale </strong>risulta <strong>molto utile,</strong> aiutando innanzitutto la persona a riconoscere i pensieri, distinguere tra quelli utili e funzionali e quelli disfunzionali e irrazionali. Le tecniche utilizzate si rivelano poi ottime alleate per la loro messa in discussione al fine di riacquisire una percezione di controllo di sé più funzionale.</p><p>Dott.ssa Valentina Luciani</p><h4> </h4><h4>Bibliografia:</h4><p>D.A. Clark e A.T. Beck (2016). Il manuale dell&#8217;ansia e delle preoccupazioni. La soluzione cognitivo comportamentale. Positive Press.</p><p>F. Mancini (2016) La mente ossessiva. Curare il disturbo ossessivo-compulsivo. Raffaello Cortina Editore.</p>					</div>
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