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	<title>fame emotiva &#8211; Psicoterapia Cognitiva Trieste</title>
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		<title>Quel rapporto complesso tra emozioni ed alimentazione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Valentina Romano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Mar 2021 11:05:25 +0000</pubDate>
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					<p><strong>L’emozione altro non è che comunicazione.</strong> La comunicazione della nostra componente emotiva verso la nostra mente.</p><p>Nell’uomo <strong>la ricerca del cibo è governata da due principali sensazioni: la fame e l’appetito</strong>.</p><p>Per “fame” intendiamo un’esigenza fisiologica ed essenziale alla nostra sopravvivenza. Abbiamo bisogno di mangiare per poter fornire al nostro corpo l’energia necessaria per muoversi, ragionare, vivere.</p><p><strong>La fame è regolata da stimoli interni</strong> quali la sensazione di “stomaco vuoto”, l’ipoglicemia e l’ormone della fame <em>grelina</em>, che incrementa dopo alcune ore di digiuno. Questi <strong>segnali</strong>, del tutto <strong>fisiologici</strong>, portano alla ricerca del cibo in maniera graduale e aspecifica: la fame aumenta pian piano e qualunque alimento (carne, pesce, insalata…) soddisfa la nostra necessità.</p><p><strong>L’appetito lascia spazio invece alla componente emotiva</strong>. Rappresenta la <strong>voglia ed il desiderio di mangiare</strong> e può essere innescato dal colore, dall’odore del cibo o da specifici stati d’animo ed emozioni. Pensare o vedere il cibo può innescare il desiderio di mangiare in maniera improvvisa e altamente specifica. Si ha voglia di un particolare alimento, solitamente ricco in zuccheri e grassi, nutrienti che scatenano il rilascio nel corpo di sostanze chimiche piacevoli, come la serotonina, l’ormone del piacere e della felicità. Ecco perché un’insalatina non soddisfa l’appetito, almeno nella maggior parte dei casi.</p><p>Un esempio? Il cioccolato! Quando lo mangiamo proviamo un’intensa sensazione di piacere data dalla presenza dell’amminoacido triptofano, precursore della serotonina. Inoltre, è stato riscontrato che il piacere derivante dal cioccolato scaturisce anche dall’esperienza sensoriale che ne deriva. Il cioccolato è infatti uno dei pochi alimenti che fonde alla temperatura della bocca, effetto che ne intensifica il sapore e, di conseguenza, la sensazione di piacere. Le caratteristiche perfette per soddisfare le emozioni negative.</p><p>Per rendere più chiaro questo concetto è stato coniato il termine “<strong>fame emotiva</strong>”, per rappresentare una fame guidata dalle emozioni e non dalle necessità dell’organismo. <strong>La nostra mente elabora intensi desideri per mettere a tacere sentimenti</strong>, per lo più negativi, come la noia, la rabbia, la tristezza, lo stress, l’ansia, la scarsa autostima.</p><h3>I mangiatori emotivi</h3><p>I mangiatori emotivi mangiano in risposta alle emozioni. <strong>Esistono diversi tipi di mangiatori emotivi</strong>, che possono essere suddivisi in particolari categorie sulla base dell’emozione che guida la ricerca del cibo.</p><p>I <strong>mangiatori <em>TRISTI</em></strong>: mangiano per allontanare sensazioni di perdita e abbandono, utilizzando quindi il cibo per dimenticare il problema.</p><p>I <strong>mangiatori <em>ANNOIATI</em></strong>: mangiano per insoddisfazione nei confronti della vita. Lo stomaco viene riempito per colmare una sensazione di vuoto.</p><p>I <strong>mangiatori <em>ARRABBIATI</em></strong>: frustrazione, risentimento, gelosia, indignazione sono tutti stati d’animo che possono scatenare rabbia. In questi casi il cibo funge da metodo di soddisfazione dei propri bisogni.</p><p>I <strong>mangiatori <em>CELEBRATIVI</em></strong>: ogni evento positivo è un buon motivo per abusare con il cibo. Per questi mangiatori risulta quasi impossibile gioire per un evento senza mangiare o bere in eccesso.</p><p>Utilizzare saltuariamente il cibo per sentirsi meglio non è di per sé una cosa sbagliata, ma può diventare problematico se apriamo il frigorifero o la credenza ogni qual volta proviamo una forte emozione. È l’indicazione che non riusciamo ad elaborare e gestire correttamente i nostri stati d’animo, ed è lì che è <strong>necessario prendere consapevolezza</strong> che la terapia psicologica, in particolar modo <a href="https://psicoterapiacognitivatrieste.it/terapia-cognitivo-comportamentale-cbt/">cognitivo-comportamentale</a>, rappresenta la via d’uscita per controllare la fame emotiva e riprendere il controllo delle nostre emozioni. A questo è necessario affiancare un <strong>percorso nutrizionale bilanciato e mai restrittivo</strong>, dal momento che i regimi alimentari restrittivi rappresentano una delle prime cause scatenanti un disturbo alimentare.</p><p>Impariamo a non mangiare le nostre emozioni ma a viverle!</p><p> </p><p>Dott.ssa Valentina Romano</p><h4> </h4><h4>Bibliografia:</h4><p><a href="https://www.helpguide.org/articles/diets/emotional-eating.htm">https://www.helpguide.org/articles/diets/emotional-eating.htm</a></p><p>Cheung L. “Savor: Mindful Eating, Mindful Life”, HarperOne, 2011</p><p>“Come funziona il cibo”. Gribaudo 2019</p>					</div>
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